Edilizia, 137 imprese si arrendono alla crisi
Il dossier Confartigianato disegna un quadro nero. Angelozzi: «Più incentivi a chi ristruttura casa»
CHIETI. Il comparto edile di Chieti e provincia annaspa e fa segnare la chiusura di 137 imprese di settore, tutte, o quasi, artigiane. E’ quanto dice il rapporto “Confartigianato Edilizia 2015” con i dati che sono stati elaborati dalla Confartigianato locale. E’ chiara la proposta di Francesco Angelozzi, presidente provinciale Confartigianato Imprese Chieti: «Per non far scomparire altre imprese del comparto è necessario continuare ad adottare politiche che incentivano le ristrutturazioni e il risparmio energetico degli immobili con il recupero- precisa Angelozzi- fino al 65% dell’investimento effettuato». Questo perché il settore edile, che nel territorio ha una vocazione prettamente artigiana con le imprese che sono, per lo più, a carattere familiare o con meno di cinque addetti a libro paga, va sostenuto dal momento che vive una situazione di perdurante crisi. Emblematici, in tal senso, i numeri resi noti dal rapporto di Confartigianato che mettono allo specchio l’ultimo trimestre del 2013 e lo stesso periodo del 2014. Ebbene, in questo lasso di tempo, la provincia di Chieti ha perso 137 imprese specializzate nell’edilizia per una percentuale pari al -5,3%. «Un risultato- aggiunge Angelozzi- che posiziona la provincia di Chieti all’ottantasettesimo posto in Italia».
Una posizione di certo non privilegiata e che deve far riflettere le istituzioni. Anche perché, ricorda Confartigianato, l’edilizia locale ha una struttura prettamente artigiana. Basti pensare che delle 3.710 imprese edili censite in provincia di Chieti, ben 2.709 sono artigiane che rappresentano, di conseguenza, il 73% del totale. Sono 10.548, invece, gli occupati complessivi con il 51,6% dei lavoratori impiegati che sono a libro paga di piccole e micro imprese.
Una forma imprenditoriale molto diffusa in provincia di Chieti non solo nell’edilizia. Che resta, comunque, il motore dell’economia locale con risvolti impattanti nella sfera dell’occupazione.
Diventa fondamentale, quindi, far quadrato intorno all’edilizia per farla ripartire in tempi rapidi. «Perdere 137 imprese in un anno evidenzia una sofferenza del settore- prosegue Angelozzi- che deve far riflettere. Peggio della provincia di Chieti, in Abruzzo, ha fatto solo Teramo che si è classificata, addirittura, tra gli ultimi posti in Italia. Bisogna invertire la rotta».
Le eccellenze per risalire la china non mancano e, guarda caso, si tratta di imprese edili artigiane. Per questo Angelozzi lancia un appello agli enti competenti. «Serve prorogare gli incentivi per la ristrutturazione degli immobili e per dotare gli stessi di impianti a risparmio energetico. Parliamo- sottolinea Angelozzi- di un’ancora di salvataggio preziosa per una categoria che ha bisogno di un adeguato supporto per non morire. Non dimentichiamo che l’edilizia può essere il volano per far ripartire l’intera economia locale».(j.o.)

