Energia, parte il piano anti-sprechi

Atessa, il sindaco Borrelli: «È l’unico modo per evitare di far saltare il bilancio»
ATESSA. Risparmio energetico, si parte. Saranno in vigore da oggi, in via sperimentale fino al prossimo 31 dicembre, le misure di contenimento dei consumi per la pubblica illuminazione. Questi i nuovi orari: centro storico, accensione dalle ore 17 e spegnimento alle ore 5; tutte le zone esterne al centro storico: accensione alle ore 18 e spegnimento alle 6.
Considerato, inoltre, che le temperature sono di gran lunga superiori alla media del periodo, si preannuncia la possibilità di ritardare l’accensione degli impianti termici dal 8 novembre al 14 novembre nel caso in cui le previsioni meteo dovessero essere confermate.
Per il riscaldamento degli edifici comunali si confermano, in ogni caso, le temperature già indicate dalla delibera di giunta dello scorso 21 ottobre, vale a dire: abbassare la temperatura da 20 a 18 gradi, ad eccezione delle scuole che manterranno la temperatura di 20. Le misure adottate sono state vagliate e condivise nel tavolo tecnico del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza svoltosi in prefettura al quale hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine.
In questi giorni diverse giunte comunali stanno adottando dei provvedimenti simili a quelli applicati da oggi ad Atessa. L’iniziativa è partita lo scorso 29 settembre in un incontro nel teatro comunale atessano, organizzato da Giulio Borrelli, Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia, e Nicola De Laurentiis, primo cittadino di Archi. In quell’occasione erano presenti, oltre al prefetto di Chieti, Armando Forgione, e al presidente di Anci Abruzzo Massimo Luciani, decine di sindaci della provincia. «Queste misure», afferma Borrelli, «non risolvono il problema del caro energia che devasta i bilanci comunali, ma sono un contributo alla riduzione dei consumi e al risparmio energetico. Sono, inoltre, un segnale preciso che dalla nostra provincia mandiamo al governo centrale». Per i comuni l’aumento è stato di oltre l’87% del costo dell'illuminazione pubblica e del 110% del riscaldamento degli edifici comunali, mentre i ristori governativi hanno finora coperto il 32% degli incrementi di spesa. Somme che devono essere necessariamente pagate: per farlo, l’unico mezzo che le amministrazioni hanno, per non andare fuori bilancio, sono i tagli dei servizi.

