Ergastolano in fuga, agente assolto

1 Aprile 2023

Evasione e nuovo arresto di un detenuto, scagionato un poliziotto del carcere

VASTO. Assolto «perché il fatto non costituisce reato». Un agente vastese della polizia penitenziaria di 57 anni in servizio nella Casa lavoro di Torre Sinello esce a testa alta da una brutta vicenda giudiziaria. L'agente è comparso davanti al giudice Stefania Izzi per rispondere dell'accusa di evasione per colpa. L'evasione, che a su tempo, aveva fatto scalpore, era stata quella di un ergastolano napoletano, Antonio Di Giacomo, 50 anni, accusato di un triplice omicidio risalente al 1989 per motivi di gelosia. Il primo luglio 2020 Di Giacomo fuggì dal carcere. Poco importa se la fuga durò poco e dopo tre ore l'ergastolano venne riportato in carcere. Secondo l'accusa l’agente avrebbe dovuto riportare in cella il cinquantenne detenuto in regime di semilibertà per scontare la pena dell’ergastolo per triplice omicidio, alle 16, e invece gli permise di restare fuori dalla zona d’ingresso del carcere, chiamata “block house”, fino alle 18.22. Di Giacomo approfittò dell’apertura del cancello a un inserviente e si allontanò.
L'avvocato Marisa Berarducci, legale dell'imputato, durante il processo è riuscita a convincere il giudice del corretto comportamento del suo assistito. «Il mio cliente», dice l’avvocato Berarducci, «ha semplicemente ottemperato agli ordini impartiti dal diretto superiore gerarchico e al regolamento dell’amministrazione penitenziaria». Il giorno dell'evasione Di Giacomo si trovava nell’area d’ingresso del carcere e pare stesse lavorando. Ma con grande abilità riuscì a eludere la sorveglianza e si allontanò a piedi senza dare nell’occhio. Pochi minuti dopo scattò la caccia all’uomo. Gli agenti della polizia penitenziaria insieme ai carabinieri cominciarono a setacciare la zona a ridosso della riserva di Punta Aderci palmo a palmo. Il fuggitivo, che probabilmente aspettava la notte per raggiungere la statale Adriatica, non riuscì ad andare lontano: fu rintracciato dopo tre ore in località Mottagrossa, all’interno della riserva naturale. Il cinquantenne venne riportato subito nella Casa lavoro. La Procura aprì un fascicolo. La vicenda suscitò polemiche a Torre Sinello: secondo il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, l’evasione avrebbe confermato le criticità denunciate più volte e soprattutto la carenza di personale. «Quel che è certo», conclude l'avvocato Berarducci, «è che il mio assistito ha vissuto un periodo non bello pur non avendo alcuna colpa» . (p.c.)
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