Eroi ottobrini, addio a Tritapepe l’ultimo partigiano della rivolta

8 Ottobre 2022

Giovanni, 98 anni, è morto il giorno dopo il ricordo delle tragiche giornate del 1943, all’epoca 19enne L’annuncio di Borrelli (Anpi): si è spento mentre raccontavo la sua storia agli alunni della D’Annunzio

LANCIANO. Addio all'ultimo partigiano della rivolta degli Eroi Ottobrini. Giovanni Tritapepe si è spento a 98 anni, il giorno dopo il ricordo delle tragiche giornate del 5 e 6 ottobre 1943. All'epoca aveva 19 anni e non apparteneva ad alcuna organizzazione, ma non esitò a prendere parte all'insurrezione contro i tedeschi non appena sentì riecheggiare il rumore di bombe e spari nelle strade della città. Tritapepe è morto a Sulmona, dove aveva stabilito la sua residenza con la famiglia, ma ha sempre mantenuto il rapporto con la sua città d'origine.
A dare l'annuncio della sua scomparsa è stata la presidente della sezione Anpi “Trentino La Barba” di Lanciano. «Questa mattina (ieri per chi legge, ndc) mi trovavo nella scuola media D'Annunzio per incontrare due classi di alunni», racconta Maria Saveria Borrelli, «abbiamo raccontato loro le storie dei nostri partigiani. Fra loro quella di Giovanni Tritapepe. Mentre raccontavamo, lui moriva a Sulmona. Strane coincidenze».
L'Anpi lo aveva invitato nel 2019 alle celebrazioni per i Martiri Ottobrini, consegnandogli una pergamena perché “non sei rimasto indifferente, hai aderito prontamente con coraggio alla lotta appena udite le prime fucilate unendoti agli altri che già combattevano”. «Ricordo ancora il suo sguardo fiero, i suoi occhi azzurri che cercavano fra i presenti un parente dell'amico Vincenzo Bianco, ucciso in piazza Garibaldi», dice ancora Borrelli, «aveva combattuto al suo fianco alle Torri Montanare. "Ho tutto stampato nella mente, sento ancora il freddo del fucile nascosto sotto la camicia mentre ci spostavamo. Ho lanciato le bombe a mano con Vincenzo", aveva raccontato. Ma aveva un rimorso: di aver lasciato solo l'amico, che poi era stato trucidato dai tedeschi».
Tritapepe, riconosciuto partigiano combattente (matricola 181), non era iscritto a nessuna organizzazione, ma è sempre stato antifascista. Raccontò egli stesso, durante la cerimonia di tre anni fa, la sua esperienza nel '43. «Non sapevo che ci fosse a Lanciano una preparazione per attaccare i tedeschi», disse ricordando le giornate del 5 e 6 ottobre, «però passando in piazza, sentii il rumore di bombe e immediatamente il mio cuore, che è stato sempre antifascista, mi ha portato ad aiutare». Dalla caserma dei carabinieri prese un fucile, dei proiettili e tre bombe a mano, ma quel giorno non partecipò alla sparatoria.
«La mattina seguente sapevo che ci sarebbe stato il ritorno dei tedeschi», continuò il racconto, «da casa mia, vicino a San Nicola, andai verso il carcere di allora, alle Torri Montanare. Dalle feritoie cercavamo di attaccare i tedeschi che con la mitragliatrice stavano sotto alla curva. A fianco a me c'era Biancuccio e sparavamo». Tritapepe tirò tutte e tre le bombe, senza fare vittime tra i tedeschi. «Allora dissi a Biancuccio, che era stato compagno di scuola mio in 4ª e 5ª elementare, “qua ci fregano, se passano qua dietro ci sparano, io me ne vado”», raccontò Tritapepe, «e lui mi disse: “Mi lasci solo, vigliacco”». Quella parola, e il rimorso di aver lasciato solo l'amico, di lì a poco trucidato dai tedeschi, hanno accompagnato fino alla fine l'ultimo partigiano lancianese.
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