Esce il nuovo “Arcobaleno”lavoro tra carcere e scuola

4 Giugno 2019

LANCIANO. È frutto della collaborazione tra detenuti e studenti l’ottavo numero de “L’Arcobaleno”, il giornale dell’istituto penitenziario di Villa Stanazzo. Due mondi, scuola e carcere, che si sono...

LANCIANO. È frutto della collaborazione tra detenuti e studenti l’ottavo numero de “L’Arcobaleno”, il giornale dell’istituto penitenziario di Villa Stanazzo. Due mondi, scuola e carcere, che si sono incontrati e hanno dialogato su giustizia, droga, amore, perdono, valore del tempo. Alla presentazione del numero annuale sono presenti le scuole Da Vinci-De Giorgio, De Titta-Fermi, liceo scientifico Galilei e liceo classico Vittorio Emanuele II, una rappresentanza della media Umberto I, l’assessore alla cultura Marusca Miscia, il presidente del Rotary Filippo Paolini e il giornalista Pier Paolo Di Nenno. Per la redazione del penitenziario ci sono Nicola, Vincenzo e Alessandro. «Questa iniziativa», spiega Rosetta Madonna, insegnante e da quattro anni coordinatrice del progetto, «è per contribuire ad abbattere un muro che diventa sempre più alto tra due mondi, il nostro e quello del carcere, che non si vede, non si sente, ma c’è. Ed è fatto di persone che chiedono semplicemente di essere giudicate e trattate come uomini. Hanno sbagliato e stanno pagando, ma vogliono un riscatto. E attraverso lettere, riflessioni sui temi dell’attualità, racconti e poesie, cercano di recuperare un po’ di libertà, almeno interiore». Il giornale esce una volta l’anno grazie al contributo del Rotary di Lanciano. La redazione è composta dai 15 ai 20 redattori e da due anni nel progetto sono coinvolte anche le scuole. «In particolare il liceo classico con la professoressa Cristiana Antonelli che collabora come volontaria nell’istituto», spiega Madonna, «quest’anno abbiamo invitato le scolaresche a incontrare i redattori, hanno affrontato gli stessi temi, a scuola e in carcere, e insieme hanno realizzato gli articoli». «Il giornale si inserisce in un progetto più generale dell’istituto, ovvero puntare sulla cultura, far lavorare le menti», dice la direttrice del carcere, Maria Lucia Avantaggiato, «riteniamo che uno degli strumenti più utili di trattamento e reinserimento sia quello fondato sulla cultura. È l’ignoranza che porta al crimine e il pregiudizio, la mancanza di corretta conoscenza, impediscono poi il vero reinserimento di queste persone nella società libera».