Estorce soldi, operatore Caritas condannato

Inflitti 5 anni a un mediatore 45enne in servizio alla Mater Populi: coppia costretta a dargli una parte della pensione
CHIETI. Aveva incontrato una coppia con problemi alla Caritas, ne era diventato amico e l’aveva costretta a dargli i soldi della pensione. A nulla sono valse le lacrime in tribunale davanti al giudice, Domenico Di Nicola, per tutti Mimmo, 45 anni di Chieti, è stato condannato per estorsione a 5 anni e 6 mesi più 2mila euro di multa. Il vice procuratore onorario Natascia Troiano aveva chiesto al giudice Isabella Maria Allieri una pena di 6 anni e 6 mesi.
La vicenda risale al 2015. Di Nicola era un operatore Caritas in servizio nella Casa Mater Populi Teatini, che a febbraio del 2016 fu improvvisamente chiusa dall’arcivescovo Bruno Forte. La Casa d’accoglienza per persone in difficoltà è stata poi riaperta ma con una diversa gestione affidata alla fondazione di suor Vera D’Agostino. Fu alla Mater Populi Teatini che Di Nicola incontrò la coppia in difficoltà, lui sulla cinquantina con gravi problemi di salute e lei sulla quarantina che cercano aiuto alla casa d’accoglienza. Ne diventa amico e si offre per svolgere una serie di incombenze, anche economiche. Per questo motivo viene in possesso del bancomat del cinquantenne che lui utilizza, ad esempio, per ritirare i 250 euro che servono per pagare l’affitto dell’appartamento in cui risiede la coppia. Secondo l’accusa, però, sperpera tutti soldi dei due, tanto che i due non riescono più a pagare le utenze e hanno anche difficoltà a comprare il cibo. Per la difesa, invece, si limita a fare dei favori pensando al pagamento delle incombenze.
Il 2 novembre 2015 gli investigatori della Procura riferiscono che Di Nicola «mediante minaccia costringeva il 50enne a recarsi presso l’ufficio postale di Chieti, indi si recava anch’egli allo stesso ufficio postale. Ivi giunto, attendeva e controllava la vittima che stava prelevando la pensione, ritirati i soldi, la costringeva a seguirlo all’interno della sua autovettura dove gli intimava di consegnargli la somma di 650 euro e al rifiuto gli strappava di mano la somma di 400 euro». Di Nicola, uomo dal passato difficile, vissuto sulla strada, faceva valere questo passato per impressionare la vittima. Così con la carta bancoposta della vittima il primo ottobre del 2015 aveva prelevato 600 euro, il primo novembre 2015 altri 600 e il giorno dopo aveva tentato di fare un altro prelievo che però non era andato a buon fine poiché la carta era stata bloccata.
Durante la requisitoria della difesa, affidata all’avvocato Melania Navelli, Di Nicola trattiene a stento le lacrime. Mentre l’avvocato lo dipinge come un benefattore, che voleva solo aiutare la coppia che lo ha denunciato, lui si tampona il viso con un fazzoletto. L’avvocato Navelli annuncia subito ricorso.
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