Estorsione, maxi condanna a zio e nipote

Sono accusati di aver estorto 2.300 euro a un ex imprenditore di Francavilla: pena di 10 e 6 anni, multa da 16mila euro
CHIETI. Condannati per estorsione a 10 e 6 anni di carcere per una cifra di 2.300 euro. Nei guai sono finiti uno zio e suo nipote, entrambi originari di Taranto: Francesco Di Bari, 56 anni, residente a Torino, condannato a 10 anni, e Vito Di Bari, 42 anni, residente a Francavilla al Mare, condannato a 6 anni. Entrambi sono stati difesi dall’avvocato Antonio Valentini.
Il pubblico ministero Lucia Campo aveva chiesto 7 anni per lo zio e 6 anni per il nipote, i giudici Geremia Spiniello (presidente del collegio giudicante), Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo sono andati oltre le richieste della pubblica accusa.
Secondo il capo di imputazione a loro carico, zio e nipote, «in concorso tra di loro, conseguivano l’ingiusto profitto di complessivi euro 2.300 in contanti, costringendo la vittima a consegnare loro l’importo dietro minaccia consistita nell’indurlo ad aderire alla richiesta per “non avere guai”. Con l’aggravante di aver commesso il fatto da più persone riunite».
Ad aver influito sul giudizio del collegio è stato probabilmente anche il fatto che lo zio aveva precedenti. Ed è questo il motivo per il quale lo zio è stato condannato a una pena di quattro anni superiore a quella rimediata dal nipote.
L’estorsione si sarebbe verificata nella giornata del 23 ottobre del 2014 a Francavilla al Mare e sarebbe partita da una vicenda che riguarda un’azienda e un datore di lavoro che non avrebbe pagato tutto lo stipendio a uno dei suoi dipendenti. Il proprietario dell’attività è un francavillese di 45 anni. A un certo punto saltano fuori due amici del dipendente che non avrebbe ricevuto i soldi, i Di Bari, che avvicinano il francavillese. Lo zio e il nipote si sarebbero messi in mezzo alla storia del debito del dipendente e, assicurando di poter risolvere tutto loro, avrebbero fatto pressioni sull’imprenditore affinché l’amico venisse pagato. E a questo punto ci sarebbe stata la minaccia che era meglio pagare per «non avere guai». Una minaccia che deve aver fatto effetto perché questi sarebbe stato a conoscenza del passato “turbolento” soprattutto dello zio. A questo punto, dati i 2.300 euro chiesti, l’ex imprenditore francavillese ha deciso di denunciare quanto avvenuto ai carabinieri. E la sua versione dei fatti ha avuto la meglio in aula.
Per zio e nipote, oltre le pesanti condanne penali, anche multe pecuniarie altrettanto pesanti.
Lo zio deve pagare 10mila euro di multa. Il nipote, 6mila euro di multa.
Il tribunale ha infine disposto per entrambi i condannati anche la pena dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. (a.i.)
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