Esuberi alla Bimo-Irplast «L’intesa non la votiamo»

Atessa, le Rsu spiegano il no di 135 lavoratori all’accordo tra azienda e sindacati «Il piano per mantenere l’occupazione è fragile e la remunerazione è scarsa»
ATESSA. «L’ipotesi di accordo della Bimo-Irplast era irricevibile, per questo l’assemblea dei lavoratori ha deciso, all’unanimità, di non votare. Non c’è stata alcuna mancanza di democrazia». Replica così la maggioranza delle rsu della Bimo, stabilimento con sede ad Atessa che produce pellicole, imballaggi ed etichette in polipropilene, alle parole del segretario provinciale della Filctem-Cgil, Giuseppe Rucci, che aveva lamentato l’impossibilità di far esprimere i lavoratori, anche con un voto eventualmente contrario, sull’ipotesi di accordo aziendale sottoscritta da società, sindacati (Cgil, Cisl e Uil), Confindustria e tre quarti di rsu.
La vertenza della Bimo, in serie condizioni di difficoltà economica, con un vistoso buco di bilancio, si è presentata da subito incandescente. Da un lato la trattativa delicatissima dell’azienda con le banche, dall’altro un’ipotesi di accordo che prevede di terzializzare a un’altra società la totalità dei lavoratori della Bimo-Irplast di Atessa, 135, che verrebbero licenziati e poi riassunti passando da contratti a tempo indeterminato a contratti a termine e perdendo anche una parte di salario. L’alternativa, tuttavia, è quella di fare a meno della parte delle linee di produzione più vecchia e meno remunerativa, con la prospettiva di esuberi per 70-80 dipendenti. La decisione ha lacerato internamente sindacati e dipendenti che, da giorni, hanno dichiarato lo stato di agitazione. «I lavoratori», spiega una nota della maggioranza delle rsu di stabilimento, «hanno preso coscienza e consapevolezza che nell’ipotesi di accordo vi è un progetto di mantenimento occupazionale molto labile a cui si aggiunge una scarsa e inadeguata remunerazione. I lavoratori, in assemblea, luogo democratico dove si decide, hanno detto a tutti i rappresentanti che le proposte dell’ipotesi di accordo sono irricevibili e invotabili. Questo deve far riflettere», prosegue la nota, «tutti coloro che hanno firmato l’ipotesi di accordo e la difendono a spada tratta senza accorgersi, evidentemente, che i lavoratori stanno da un’altra parte».
Intanto sulla questione arriva la seconda interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro e dello sviluppo economico (la prima nel dicembre del 2013) da parte del deputato di Sel alla Camera, Gianni Melilla, che chiede «se il ministro non intenda intervenire e convocare un tavolo con le parti sociali e i vertici aziendali e scongiurare un dramma occupazionale salvaguardando i 135 posti di lavoro della Bimo-Irplast». (d.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

