Ex Blutec, pagati gli stipendi ai lavoratori
Atessa. Accreditati i soldi di febbraio e il premio di risultato aziendale, ma l’attenzione resta alta
ATESSA. Sono stati accreditati gli stipendi ai 200 dipendenti della ex Blutec, oggi Ingegneria Italia, azienda del tessuto automotive della Val di Sangro che produce longheroni e traverse sotto plancia per i furgoni commerciali della Sevel. Il marchio Blutec era finito nei giorni scorsi nel mirino della Procura di Termini Imerese, con l’arresto del presidente e dell’amministratore delegato dell'azienda, con l’accusa di «aver distratto ingenti finanziamenti pubblici erogati da Invitalia (per conto del Ministero dello Sviluppo economico), per sostenere il programma di sviluppo finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese che prevedeva la realizzazione di una nuova unità produttiva nell’ex stabilimento Fiat, per la produzione di componentistica automotive». La guardia di finanza ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare per gli arresti domiciliari dei titolari della Blutec e a un decreto di sequestro preventivo per 16 milioni di euro.
L’effetto domino ha investito anche lo stabilimento in Val di Sangro. La guardia di finanza si è recata anche ad Atessa, nella fabbrica dell’indotto Sevel, notificando il decreto di sequestro preventivo. L’azienda è attualmente in regime di amministrazione controllata. Il primo timore di dipendenti e sindacati è stato quello del pagamento degli stipendi il 15 del mese. Il curatore aziendale si era affrettato a garantire che entro pochi giorni le relative spettanze sarebbero state accreditate nei conti correnti dei dipendenti. E ieri così è stato. Confermato anche il pagamento del premio di risultato aziendale che era atteso assieme allo stipendio di febbraio. Prosegue quindi la produzione destinata a Sevel che in passato, proprio a causa di intoppi finanziari e tecnici all’interno della ex Blutec, aveva dovuto sospendere una decina di turni con la perdita di milioni di euro in mancata produzione di furgoni commerciali che erano già stati venduti ai concessionari europei. Il contraccolpo aveva investito anche le fabbriche dell’indotto che dipendono da Sevel e dai suoi ritmi di produzione.
L’allerta resta alta tra i 200 dipendenti. L’azienda, infatti, prima del sequestro del marchio Blutec, era al centro di una delicata trattativa arrivata quasi alle battute finali per la cessione al gruppo Ma srl. Le fasi burocratiche per la cessione di ramo d'azienda al marchio del gruppo Magnetto potrebbero subire un rallentamento dal momento che le aziende Blutec sono gestite ora direttamente dallo Stato.
Daria De Laurentiis
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