Ex Cda rifiuti, l’appello cancella le assoluzioni

Condannati a 8 mesi di reclusione l’ex presidente La Morgia, il vice Di Toro, Toppeta e Carulli, a 6 l’ex legale Nicolucci. L’unico scagionato è Di Giuseppe
LANCIANO. Ribaltata in appello la sentenza di assoluzione dell’ex Cda del Consorzio smaltimento rifiuti (oggi Ecolan). L’ex presidente Riccardo La Morgia, il suo vice Nicola Di Toro, e gli ex componenti del Cda, Luigi Toppeta e Nicola Carulli, sono stati condannati a otto mesi di reclusione per concorso in abuso di ufficio. Sei mesi di reclusione all’ex legale della società, Giacomo Nicolucci. Camillo Di Giuseppe, altro ex componente del Cda, è l’unico assolto. Per tutti, tranne Di Giuseppe, è stato stabilito il risarcimento danni alla Ecolan da definirsi in separata sede.
La corte di appello dell’Aquila stravolge completamente la sentenza di primo grado dell’aprile scorso, in cui il collegio del tribunale di Lanciano aveva assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, gli imputati dell’ex Consorzio. La Corte ha accolto l’appello del procuratore capo Francesco Menditto, che nel luglio scorso aveva ricorso contro l’assoluzione dei sei. In primo grado Menditto aveva chiesto pene tra uno e due anni di reclusione. L’unico ad essere stato assolto anche in appello è Di Giuseppe, che si era dimesso dal Cda nel luglio 2009. La Corte ha condannato La Morgia, Toppeta, Di Toro e Carulli per abuso d’ufficio perché, seppur decaduti per scadenza di mandato nel giugno 2009, sono rimasti in carica fino al 15 ottobre incassando 178mila euro, senza convocare l’assemblea dei soci per il rinnovo delle cariche. L’altra accusa è di avere affidato consulenze legali a Nicolucci. Sono invece stati assolti, per intervenuta prescrizione, per la mancata riduzione delle indennità del 50% come previsto dalla Legge finanziaria del 2008 (avrebbero percepito compensi maggiori per circa 140mila euro tra il 2008 e 2009, in realtà la Finanziaria del 2008 rimandava per l’applicazione della riduzione delle indennità a un decreto ministeriale che non è mai stato promulgato) e per la nomina di Nicolucci come supervisore pro tempore dell’ente nel giugno 2009, perché il fatto non costituisce reato. Quest’ultimo è stato condannato per gli incarichi legali e prosciolto per l’incarico di supervisore pro tempore. Sorpresi dell’epilogo gli imputati e i rispettivi legali che, spiegano, prendono atto della sentenza annunciando, però, che la impugneranno in Cassazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

