Ex Villa Pini, appello per gli stipendi arretrati

I lavoratori chiedono il pagamento delle spettanze al curatore: i fondi ci sono, vogliamo chiarezza
CHIETI. Chiedono di essere pagati come creditori, per gli stipendi e le spettanze che non hanno mai ricevuto, gli ex lavoratori di Villa Pini e di Maristella, quasi 700, travolti dal fallimento che 8 anni fa si è abbattuto sul gruppo di società, compresa la casa di cura, all’epoca di proprietà dell’imprenditore Vincenzo Angelini.
«Il fallimento Villa Pini e il fallimento Maristella sono stati aperti 8 anni fa, nel 2010: gli ex dipendenti hanno preso una piccola percentuale di quello che gli spetta a fronte di un attivo fallimentare che ad oggi ammonta a circa 28 milioni e mezzo di euro», ha detto ieri nel corso di una conferenza stampa l’avvocato Alessio Di Carlo, parlando a nome degli ex lavoratori che da agosto del 2014 non hanno più rappresentanti nel Comitato dei creditori. I lavoratori dell’ex Villa Pini devono percepire un anno di stipendi arretrati per un ammontare complessivo che sfiora i 15 milioni: finora, hanno avuto il 28% degli importi.
Per i lavoratori di Maristella, «la situazione è ancora peggiore», ha detto il legale, «perché non hanno preso ancora nulla e ogni semestre la situazione del fallimento si aggrava: l’attivo si riduce e ora si aggira intorno ai 700mila euro, qualsiasi istanza abbiamo fatto come creditori per chiedere per quale motivo la cifra si riduca costantemente, è stata disattesa. Né il giudice né il curatore né il comitato dei creditori ci hanno mai risposto: allora, noi vorremmo chiarezza. Come mai l’attivo di Maristella non viene ripartito?».
«Nel dicembre del 2016 abbiamo avuto una prima ripartizione del 28,14% , poi tutto si è fermato», ha detto Said El Khoury, cardiologo nell’ex Villa Pini, «l’ultimo rendiconto che abbiamo risale al 30 giugno 2017 : siccome è stata vinta una causa contro la Asl di Chieti c’è stato un pagamento di 18 milioni e 800 mila euro che, sommato alla rimanenza della prima ripartizione, dà un attivo che attualmente è di quasi 29 milioni di euro. Sappiamo che non si può liquidare tutto in una volta», conclude il medico, «ma aspettiamo almeno una seconda ripartizione: però siccome non vediamo nessuna iniziativa, e dalla prima ripartizione sono passati 18 mesi, ora chiediamo che il curatore e il tribunale si diano una mossa per autorizzare un secondo riparto».

