Fabbricato abusivo, tutti assolti in appello

14 Febbraio 2016

La sentenza per il cantiere in via San Michele: «Nessun intervento difforme da quanto autorizzato»

VASTO. Regolarità delle opere eseguite, nessun intervento difforme da quanto autorizzato dalla Sovrintendenza e nessun innalzamento non autorizzato. Sono le motivazioni che hanno portato i giudici della Corte d’appello dell’Aquila ad assolvere Armando Corvino, Teodoro Spadaccini, Marco Corvino e Giovanni Corvino, con formula piena “perché il fatto non sussiste”. La sentenza è di qualche settimana fa, ma ora è stata resa nota la motivazione che mette una pietra sulla travagliata vicenda giudiziaria. Nonostante il procuratore generale avesse chiesto l’assoluzione per sopravvenuta prescrizione, i giudici hanno ritenuto di entrare nel merito pronunciando un’assoluzione motivata. A rappresentare le ragioni dei protagonisti sono stati gli avvocati Giampaolo Di Marco, del foro di Vasto, e Vittorino Facciolla del foro di Larino. La vicenda giudiziaria partì nel 2007 da un provvedimento della Procura di Vasto in merito a un edificio realizzato in via San Michele. Fra sequestri e dissequestri il percorso è stato lungo e tortuoso.

Cinque i procedimenti penali, tre i sequestri preventivi, di cui uno annullato dal Tribunale del riesame di Chieti nel 2007, uno nel 2008, revocato nel 2009 dallo stesso pm che lo aveva disposto a seguito di incidente probatorio chiesto dagli allora indagati, uno nel 2010 revocato dalla Corte d’appello nell’agosto scorso. Tra le motivazioni della sentenza, di recente depositate, si legge: «Non risulta che siano stati eseguiti lavori difformi rispetto a quanto assentito dalla Soprintendenza. Non vi è stata, dunque, alcuna violazione dell’ordine di sospensione dei lavori contenuto, in realtà, in un provvedimento diverso da quello menzionato nel capo d’imputazione. Quanto, poi, al presunto considerevole innalzamento delle quote rispetto a quelle originarie del terreno, mediante la realizzazione di terrapieni artificiali, secondo i giudici d’appello appare corretta la valutazione operata dal consulente della difesa, l’ingegnere Giovanni Menditto, in merito alla regolarità delle opere eseguite». Soddisfatti i difensori. «La sentenza evidenzia che la prova dell’insussistenza del reato è superiore alla prescrizione», afferma l’avvocato Di Marco. Secondo i giudici della Corte l’altezza media del fabbricato andava valutata utilizzando come parametro di riferimento la quota del terreno a sistemazione avvenuta, così come prescritto dagli articoli 51 e 52 delle norme tecniche del Prg del Comune e come fatto correttamente dal progettista. (p.c.)

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