Faist, caricati e portati via altri macchinari

Tornano i furgoni nella ditta smantellata. Gli operai: l’azienda si era impegnata a minimizzare l’impatto dei 16 licenziamenti
LANCIANO. Tornano i furgoni alla Faist a prelevare materiali e macchinari utili per lo stabilimento di Montone, in provincia di Perugia. È l’ennesima brutta notizia per i 17 dipendenti (16 diretti e un interinale) della ormai ex fabbrica di sensori per turbine di auto e veicoli commerciali. Ieri mattina i dipendenti sono stati avvertiti di movimenti davanti lo stabilimento. E il tam tam è stato repentino. Davanti ai cancelli della Faist si sono radunati alcuni dipendenti e il rappresentante della Fim Cisl provinciale, Amedeo Nanni. Sul posto sono state chiamate anche le forze dell’ordine dal momento che alcuni lavoratori impedivano l’uscita dei mezzi dallo stabilimento. E allo sconcerto si è aggiunta la beffa. Nemmeno 48 ore prima, infatti, nella sede di Confindustria di Mozzagrogna l’azienda aveva sottoscritto nel verbale di avvenuto incontro di impegnarsi a minimizzare l’impatto sociale dei licenziamenti sul territorio e ad aggiornare la seduta al prossimo 2 marzo alle 15. L’azienda però non aveva voluto mettere nero su bianco la conferma, chiesta dalla Fim-Cisl, di aver prelevato già gran parte dei materiali e dei macchinari nella notte del 7 febbraio scorso, ad appena poche ore dal primo incontro sindacale con le parti sociali. «È l’ennesima beffa», commenta Manuela Ricci, rsa Faist per la Fim, «un giorno l’azienda firma per un nuovo incontro e per programmare un percorso sindacale e poco dopo torna a prelevare i macchinari in barba a quanto stabilito dalla legge».
Secondo le testimonianze sarebbero stati presi dei muletti e altro materiale. Momenti di rammarico, più che di tensione, si sono registrati ai cancelli tra i conducenti dei veicoli arrivati a smantellare lo stabilimento e i dipendenti ormai senza più speranze di riavere a breve il lavoro. «Sono lavoratori anche quelli comandati a svuotare la fabbrica», commenta la Ricci, «siamo tutti in balia dello stesso destino. È dispiaciuto anche a loro vederci in questa circostanza, visto che ci conoscevano da anni».
«Come sindacato», commenta Amedeo Nanni della Fim-Cisl, «siamo onorati di stare al fianco di queste lavoratrici e lavoratori, di combattere questa battaglia con loro. Donne, madri e nonne che nella loro oggettiva difficoltà, stanno insegnando al territorio abruzzese cosa vuol dire non arrendersi di fronte alle difficoltà che la vita ti riserva. Metteremo in campo tutte le iniziative possibili affinché le lavoratrici vengano ripagate dal torto subito».
Anche la Regione, per voce dell’assessore alle attività produttive Mauro Febbo, ha solidarizzato con i dipendenti: «È una vertenza difficile e una situazione molto delicata», interviene Febbo, «ma la Regione farà la sua parte».
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