Fallimento della Metalpresse Bancarotta per 1.635 euro

LANCIANO. Non ha distratto beni per 727.617 euro dalla Meltrapresse fondiaria srl e neanche evaso il fisco per 169mila euro. È stato assolto con formula piena dal tribunale collegiale, perché il...
LANCIANO. Non ha distratto beni per 727.617 euro dalla Meltrapresse fondiaria srl e neanche evaso il fisco per 169mila euro.
È stato assolto con formula piena dal tribunale collegiale, perché il fatto non sussiste, Stefano Giovanni Cologni, 49 anni, di Canonica D’Adda, ex amministratore unico della Metalpresse fondiaria srl, società di componentistica meccanica del gruppo Cologni di Bergamo che ha operato ad Atessa fino al fallimento nel luglio 2010. Con lui, di fronte al collegio c’era anche l’altro ex amministratore, Adriano Rovelli, 77 anni, di Milano che è stato assolto dalla accusa di distrazione di beni in concorso ma condannato ad un anno di reclusione per bancarotta. Una bancarotta da 1.635 euro. Entrambi gli imputati sono stati rappresentati dall’avvocato Luca Scaricaciottoli. Per l’accusa i due ex amministratori avrebbero distratto beni, in particolare macchinari, dal valore di oltre 727mila euro quando la Meltrapresse, che contava 80 dipendenti e produceva per le aziende Honeywell, Dayco e Brembo, fallì il 14 luglio 2010.
«Stefano Giovanni Cologni», ha sostenuto l’accusa, «quale amministratore unico pro tempore dal 25 novembre 2008 della società Metalpresse fondiaria e Adriano Rovelli, quale amministratore unico liquidatore dal 28 dicembre 2009 al 17 luglio 2010, al fine di arrecare pregiudizio ai creditori distraevano beni strumentali inseriti in contabilità e non rinvenuti in sede di inventario per 727.617euro nonchè la somma di 1.635 euro presente al conto cassa e mai versato alla curatela il 14 luglio 2010».
Cologni, inoltre, ha risposto anche di omesso versamento dell’Iva per il 2007, per 169 mila euro. Ma i giudici hanno assolto Cologni da entrambe le accuse e condannato Rovelli ad un anno per una bancarotta da circa 1.635 euro. (t.d.r.)
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