Fallimento Villa Pini, 19 milioni per pagare 819 ex dipendenti

Sul conto della curatela arrivano i fondi dovuti dalla Asl per le prestazioni rese tra il 2005 e il 2009 Adesso entro un mese e mezzo le somme dovrebbero essere accreditate sui conti dei creditori
CHIETI. La Asl paga 19 milioni di euro alla curatela del fallimento ex Villa Pini. I soldi, assicura la curatela, saranno sul conto degli 819 ex dipendenti Villa Pini nel giro di un mese e mezzo. Con una delibera del 27 maggio scorso, l’azienda sanitaria stabilisce di «liquidare in favore del Fallimento casa di cura Villa Pini srl l’importo complessivo di euro 19.120.076,52 euro». Atto al quale, si legge in delibera, si conferisce «immediata eseguibilità». Ciò significa che sul conto della curatela fallimentare, affidata all’avvocato Giuseppina Ivone, ci sono ora 19 milioni euro in più, da ripartire tra i creditori del fallimento, a cominciare dagli ex lavoratori. Si tratta ovviamente della precedente gestione che faceva capo all’ex re della sanità Vincenzo Angelini condannato per bancarotta fraudolenta, gestione che non ha più nulla a che fare con l’attuale.
Molti i creditori in attesa di essere pagati: nella sola ex Villa Pini, cuore del gruppo, lavoravano circa 600 dipendenti. Alle loro proteste la curatela replica dicendo che ora verranno ripartiti tra i creditori non solo i 19 milioni provenienti dalla Asl ma anche un altro milione di euro accantonato per la quota di trattamento di fine rapporto maturato nel periodo di cassa integrazione avvenuto dopo il fallimento del gruppo, prima della vendita alla nuova gestione.
LA ASL PAGA. La delibera Asl, a firma del direttore generale Thomas Schael che ha ereditato la patata bollente, ricostruisce la complessa vicenda che ha portato al pagamento dell’ingente somma. Dalle carte si scopre infatti che nel luglio 2010, cinque mesi dopo la sentenza di fallimento, la Asl presenta domanda di insinuazione al passivo per circa 117 milioni di euro. Ma il tribunale di Chieti, con decreto del marzo 2011, rigetta parzialmente la domanda, riconoscendo alla Asl solo poco più di un milione di euro da riavere. La Asl si oppone al decreto ma nel 2019 il tribunale respinge l’opposizione. Non solo, in sede di consulenza tecnica, salta fuori un debito Asl di oltre 42 milioni di euro per prestazioni rese tra il 2005 e il 2009. La situazione Asl si ribalta completamente: da creditrice diventa debitrice. Parte dei 42 milioni è stata già pagata. Resta, però, da dare una somma di oltre 22 milioni, di cui 3 non verranno erogati perché la Asl chiede un «ulteriore approfondimento». L’accordo è dunque per i 19 milioni su cui non si può più trattare.
I CREDITORI PROTESTANO. Non tutti i creditori, però, tirano un sospiro di sollievo. Alcuni, stanchi di aspettare, temono che l’annuncio dell’arrivo dei 19 milioni sia solo un modo per procrastinare i pagamenti. Ci sono in particolare circa 300 ex lavoratori che non riescono ancora a ottenere il tfr relativo al periodo di cassa integrazione in cui la curatela li ha posti dopo il fallimento. Si tratta di un’operazione da 1,4 milioni. «Questi soldi riguardano il nostro tfr ma non hanno niente a che fare con le somme del fallimento», dice l’ex dipendente Lucia Di Benedetto, «non è giusto che le due questioni vengano mischiate, perché in questo modo si perde ancora tempo. Dopo tanti anni, ci siamo stufati. È una storia infinita, ci sentiamo presi in giro».
LA CURATELA SPIEGA. La curatela del fallimento, gestita dall’avvocato Ivone coadiuvata da Roberto Falcone e Francesco Cancelli, fa sapere che il milione di euro per pagare il tfr dei lavoratori che protestano c’è, ma si è preferito attendere l’arrivo dei soldi della Asl per fare un piano di riparto unico delle somme che, a questo punto, ammontano a oltre 20 milioni di euro. Se si fossero fatti due piani separati, si sarebbe impiegato troppo tempo. Il ritardo nel pagamento del tfr, spiega ancora la curatela, è dovuto al fatto che l’Inps solo all’inizio dell’anno ha trasmesso i dati per consentire il calcolo del tfr maturato. La curatela, infine, rassicura gli ex lavoratori: i soldi saranno in loro possesso nel giro di un mese e mezzo, visto che gli ex dipendenti, tra i creditori privilegiati, sono quelli che verranno pagati per primi.
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