False presenze registrate a scuola Prescrizione per 29 prof e alunni

Il giudice ha dichiarato il «non doversi procedere» per gli episodi avvenuti tra il 2013 e il 2014 Nel mirino del pm erano finiti due istituti paritari, gli imputati hanno sempre respinto gli addebiti
CHIETI. Erano accusati di aver taroccato i registri di classe certificando presenze fasulle degli studenti alle lezioni. Ma il trascorrere del tempo ha cancellato tutto: ieri pomeriggio, il giudice Maurizio Sacco ha pronunciato una sentenza di «non doversi procedere per intervenuta prescrizione» nei confronti di 29 persone, tra professori, allievi, amministratore e coordinatrice degli istituti paritari Rossetti di Chieti e Gian Galeazzo Visconti di Francavilla al Mare. Gli imputati dovevano rispondere di «concorso continuato in falso materiale e ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici» per fatti avvenuti tra il 2 settembre del 2013 e il 30 giugno del 2014.
LE FASI DELL’INCHIESTA
Il procedimento era stato iscritto dalla procura della Repubblica di Chieti nel registro delle notizie di reato il 23 settembre del 2015. Il primo dicembre dell’anno successivo era stato firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 43 persone, il cui numero si era assottigliato a seguito degli interrogatori e della scelta di riti alternativi, fino ad arrivare ai 29 rinvii a giudizio disposti dal gup il 20 febbraio del 2019, con la prima udienza, davanti al giudice monocratico del tribunale teatino, fissata al successivo 22 aprile. Ma il destino delle inchieste gravate da grandi numeri, in questo caso intesi come imputati, non è segnato solo dal duello che si consuma nell’aula dibattimentale, dove secondo codice si devono formare le prove che dimostrano la colpevolezza o, in caso di insussistenza, l’innocenza di chi si trova alla sbarra. Ma s’incrocia inevitabilmente con un avversario-alleato in più, che non concede appelli ed è impossibile da piegare: l’incedere degli anni. L’indagine in questione, partita da un esposto, non ha fatto eccezione.
LE ACCUSE
Gli studenti, tutti piuttosto avanti con l’età, risultavano iscritti al quinto superiore. Ma in realtà, secondo la procura e i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti, spesso e volentieri erano «stabilmente al lavoro» e non in classe come attestato dai professori. Gli insegnanti avrebbero agito «dietro istigazione» degli allievi «e al fine di favorirli nella frequenza».
LE CARTE DELL’INdagine
I militari dell’Arma hanno acquisito registri di classe, risultati di esami, attestazioni lavorative, buste paga e certificati di residenza. Tutto il materiale cartaceo è stato incrociato con i dati emersi dall’esame dei tabulati telefonici degli allievi. A quel punto, stando a quanto sostiene l’accusa, sono emerse gravi incongruenze. Gli istituti paritari, hanno sottolineato gli stessi investigatori, «diventano spesso meta accessoria e indispensabile per molteplici professori. Una pletora di docenti sceglie l’impervio percorso professionale delle parificate per accumulare punteggio con le ore di docenza, cosicché da raggiungere, il prima possibile, l’agognata meta delle statali. È una triste realtà nella quale, per scalare la graduatoria nazionale, viene richiesto l’accumulo dei punteggi sicché, a fronte di un considerato alto numero di docenti a spasso, si accetta di raggiungere la cattedra beneficiando di paghe risicate e, in taluni casi, anche gratis. Una disarmonia che offre inevitabili ricadute sulla qualità lavorativa, così da mettere a rischio ogni etica professionale, poiché soggiogata da più ampi e diversificati interessi».
LE RICHIESTE
Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto le condanne a 5 anni per l’amministratore e la coordinatrice degli istituti paritari, due assoluzioni e condanne a 2 anni e 3 mesi per gli altri imputati. I difensori di prof e docenti hanno invece sottolineato a più riprese l’assenza di prove certe.
LA DIFESA
Gli imputati sono stati difesi, tra gli altri, dagli avvocati Marco Femminella, Vittorio e Alessandra Supino, Maria Rita Salute, Vincenzo Di Girolamo, Katia Ferrarini, Valentina D’Angelo, Gianluigi Tucci, Giordano Evangelista e Carlo Biasone. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
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