Febo-Di Vincenzo, la lite di San Giustino

Camera di commercio: il candidato del centrosinistra sfida il neo presidente “targato” Pescara e appoggiato da Di Primio
CHIETI. La fusione con la Camera di commercio di Pescara va ratificata nel giorno del Santo Patrono, San Giustino. Ma per un teatino doc non c’è nulla di peggio. Luigi Febo, candidato sindaco del centrosinistra, non ci sta e questa mattina protocollerà nella sede dell’ente camerale di piazza Vico una lettera al veleno contro il nuovo presidente della Camera di commercio di Chieti, il pescarese Roberto Di Vincenzo che ha convocato, per l’11 maggio, il primo vero consiglio camerale chiamato a nominare la nuova giunta e, soprattutto, a dare il via libera alle procedure di fusione con la Camera di commercio di Pescara. Modi e tempi sbagliati, secondo Febo. Il quale impugna carta e penna per chiedere di posticipare a dopo le elezioni comunali l’accorpamento. La lettera non rimane la protesta di un singolo ma è stata sottoscritta anche da altri quattro degli otto candidati sindaci alle comunali: Donato Marcotullio, candidato sindaco di IdeAbruzzo, Roberto Di Monte, candidato sindaco di Rinnoviamo Chieti, Antonello D’Aloisio, candidato sindaco di Noi con Salvini e Pli e da Bruno Di Paolo. Il candidato sindaco di Giustizia sociale, però, precisa: «Mi auguro che si vigili anche dopo le elezioni sulla fusione delle due Camere di commercio. Un qualcosa di non negativo a patto», rimarca Di Paolo, «che la sede resti a Chieti». Hanno rispedito al mittente l’invito di Febo l’avvocato Ottavio Argenio, candidato del Movimento 5 Stelle, il collega Enrico Raimondi, candidato di L’Altra Chieti e Sel e soprattutto il sindaco uscente Umberto Di Primio. «L’iniziativa di Febo è un’inutile trovata elettorale. Io, come sindaco, mi sono preoccupato da tempo di trovare una soluzione a tutela della mia città», afferma Di Primio, «in merito alla riorganizzazione delle Camere di commercio decisa dal Governo. Non a caso il nuovo soggetto camerale si chiamerà Chieti-Pescara e la sede legale resterà a Chieti». Di Primio quindi conosce in anticipo la delibera che sarà discussa e votata nel consiglio camerale del giorno del Patrono. Ottavio Argenio invece fa presente che la «Camera di commercio è autonoma e va lasciata libera dalla politica». E Raimondi infine bacchetta Febo: «La sua posizione è incompatibile», tuona, «con il Pd nazionale che ha deciso gli accorpamenti». Ma Febo non fa dietrofront. Anzi, va dritto per la sua strada malgrado il consigliere regionale del Pd Camillo D’Alessandro, ieri, abbia cercato di dissuaderlo. Dopo una serie di telefonate trasversali. «L’11 maggio non è mai un giorno neutro a Chieti. Sarebbe il caso che prima di procedere ad una così importante scelta, che investe e coinvolge tutta la città, si avviasse», scrive Febo a Di Vincenzo, «una dovuta fase di interlocuzione con le istituzioni locali ed in particolare con la futura amministrazione comunale di Chieti». Come dire: San Giustino non può benedire un accordo con Pescara.

