«Federica aiutaci a rivedere i nostri figli»

8 Marzo 2016

L’appello alla Chiavaroli di una mamma detenuta commuove i reclusi. Il sottosegretario dona le presentose dell’8 marzo

CHIETI. «E’ lei il sottosegretario?». «Sì sono io, Federica. Buongiorno». Si è presentata con estrema semplicità il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, ieri in visita al carcere di Madonna Del Freddo. Ha fatto un giro nella sezione femminile e in quella maschile. Si è fermata a parlare coi detenuti e ha visto anche le cucine e l’area sanitaria. Accolta della direttrice Giuseppina Ruggero e dal comandante della Polizia penitenziaria, Alessandra Costantini, e accompagnata dal sindaco Umberto Di Primio e dal prefetto Antonio Corona, la Chiavaroli ha subito spiegato che in occasione della giornata della donna ha deciso di visitare uno dei due carceri femminili abruzzesi (a breve andrà anche a Teramo).

«Sono qui per ascoltare», ha detto, «ma anche per dire che faremo di tutto per migliorare la vita dei detenuti. Perché chi è in carcere è già stato privato del bene più prezioso che ha, la libertà». Riguardo all’istituto di pena teatino, il sottosegretario ha sottolineato la “passione” delle persone che vi lavorano, «e la passione», ha detto, «è l’elemento che fa la differenza».

IL CARCERE TEATINO. Sono 115 le persone rinchiuse a Madonna del Freddo, di cui 28 donne. Da marzo dell’anno scorso c’è anche la sezione dei Sex offenders che ospita i condannati per reati sessuali. In Abruzzo questa sezione esiste solo a Chieti e a Teramo. Le persone che vi sono rinchiuse sono 42, di cui 3 donne.

Il penitenziario teatino offre ai detenuti molte attività da fare, da quelle scolastiche, ai corsi di inglese, informatica, cucito, biblioteconomia, teatro, pittura e alle attività fisiche con esperti del Coni.

OMICIDIO STRADALE. Affacciandosi alle grate delle celle, il sottosegretario ha salutato i detenuti rivolgendo loro molte domande. E si è fermata a parlare a lungo con un uomo che ha detto di essere stato condannato a dieci anni per un omicidio stradale con riconoscimento del dolo.

Il sottosegretario ha ascoltato perplessa la storia del detenuto e poi ha detto la sua sulla legge sull’omicidio stradale. Ha detto di essere stata “molto combattuta” nei confronti di questa norma ma ha concluso dicendo che «in Italia ci sono ogni anno 600 vittime di reati violenti e 3.000 vittime della strada. La macchina è un’arma che ammazza più delle armi da fuoco». Con un altro detenuto si è invece complimentata per il percorso di studi che stava portando avanti in carcere, mentre con i detenuti che gestivano la cucina il clima è stato ancora più disteso quando ha scovato appeso in cucina una immagine della squadra di calcio del Pescara.

MAMME IN CARCERE. Il momento più emozionante della mattinata, che non ha mancato di far scendere qualche lacrima sul volto di più di una delle detenute, è stato quando una di loro, Loreta Bevilacqua, ha preso la parola davanti al sottosegretario per descrivere la condizione delle mamme in carcere. È la condizione di donne che «ritrovano l’amore, l’emozione e il punto luce, dove tutto gira e si illumina» quando abbracciano i loro figli. Giovane e bella, la signora Bevilacqua ha chiesto, non senza commozione, a nome di tutte le madri detenute, «la possibilità di avere aiuto e un lavoro, anche di volontariato, per stare vicino ai nostri figli, così che loro non abbiamo mai a soffrire per i nostri errori che, a causa di evidenti difficoltà familiari, abbiamo commesso».

PROGETTO LIBERE MAMME. Nel carcere teatino c’è un progetto, chiamato “Libere mamme”, che prova a rendere meno dura la vita delle madri dietro le sbarre. Ne ha parlato l’educatrice Anna Maria Bruna, dell’associazione Solideando, che porta avanti l’iniziativa insieme a tante altre associazioni di volontariato.

Il progetto permette, ad esempio, di far incontrare i bambini all’interno della sala teatrale addobbata a festa. Il tutto per cercare di far svolgere gli incontri in un clima il più sereno e familiare possibile. In questo obiettivo rientrano anche le tante “feste-famiglia” organizzate.

RICHIESTA D’AMNISTIA. Una seconda donna detenuta si è fatta interprete delle esigenze non solo del carcere al femminile ma di tutta la vita dietro le sbarre. «E’ vero che il carcere di Chieti offre tante opportunità», ha detto Sabrina Fantauzzi, «è vero che a Chieti si sta bene, ma siamo sempre in carcere. Si parla tanto e sempre di amnistia, ma alla fine non arriva mai». La richiesta d’amnistia della Fantauzzi ha suscitato il più convinto applauso della platea di detenuti.

Ma le richieste indirizzate al sottosegretario non sono arrivate solo da parte della popolazione detenuta. Anche il magistrato di sorveglianza Maria Rosaria Parruti, nel suo intervento, ha chiesto di potenziare sia la formazione delle guardie penitenziarie che il numero degli educatori.

IL REGALO ALLE DETENUTE. La giornata si è chiusa con il regalo che il sottosegretario ha fatto alle detenute, insieme al presidente della Commissione regionale pari opportunità, Gemma Andreina. Ogni detenuta ha ricevuto una confezione di prodotti per la cura personale e il gioiello simbolo d’Abruzzo, la presentosa, nella versione presentata all’Expo, in plastica riciclata realizzata con una stampante 3d.