Femminicidio, esami sui cellulari: un esperto per trovare il movente

Con il suicidio dell’assassino non si ferma l’inchiesta sulla tragica fine di Eliana Maiori Caratella: la procura nomina un ingegnere informatico per analizzare gli smartphone di vittima e killer
CHIETI. Un esperto per esaminare i cellulari di vittima e assassino e scoprire il vero movente dell’omicidio-suicidio di Miglianico. Con la morte di Giovanni Carbone, il 39enne originario di Matera che si è tolto la vita nel carcere di Lanciano tre giorni dopo aver ucciso la compagna Eliana Maiori Caratella, non si ferma l’inchiesta della procura della Repubblica di Chieti: l’obiettivo degli inquirenti è individuare il perché della tragica fine della bancaria di 41 anni, ammazzata con un unico colpo di pistola alla testa esploso alla spalle, la mattina di lunedì 19 dicembre, nel sottoscala di una villetta di via Antonelli.
LA CONSULENZA TECNICA
Giovedì prossimo il sostituto procuratore Marika Ponziani, negli uffici giudiziari di via Spaventa, affiderà all’ingegnere informatico Davide Ortolano l’incarico di estrapolare e analizzare i dati presenti nel materiale elettronico sequestrato dai carabinieri di Miglianico durante le indagini sul delitto, vale a dire due smartphone, una pen drive e una scheda di memoria (micro sd). Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile: significa che anche i familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Italo Colaneri, Cristina Di Renzo e Antonella Capretti, potranno nominare propri consulenti.
IL MOVENTE
Carbone, assistito dall’avvocato Franca Zuccarini, il giorno prima di farla finita impiccandosi in cella con un paio di jeans, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis durante l’udienza di convalida del fermo. L’assassino ha riferito di aver voluto «porre fine alle sofferenze» per un amore diventato impossibile perché osteggiato dai familiari di Eliana. Ma lo stesso giudice, parlando di «brutalità priva di senso», ha sottolineato: «Viene da dubitare fortemente anche del reale movente del delitto, dovendosi e potendosi sul punto svolgere opportuni approfondimenti, anche prendendo spunto dai precedenti pendenti, sulla reale natura dei rapporti intercorsi tra Carbone e la vittima, e tra la coppia e i famigliari di lei, i quali appaiono da lui descritti in maniera semplicistica, superficiale e del tutto autoreferenziale».
L’ULTIMO SALUTO
Il pomeriggio della vigilia di Natale, nella chiesa di Sant’Alfonso a Francavilla, la città di cui era originaria, c’è stato l’ultimo saluto a Eliana. Il parroco, don Massimiliano Guardini, aveva conosciuto la bancaria due anni e mezzo fa e vedeva spesso i suoi due figli, che fanno parte dei boy scout e a volte servono la messa. «Mi piace ricordarla come una donna solare», ha detto il sacerdote, «sempre animata dal sorriso, profonda, acuta, intelligente, curiosa di capire cosa diceva la nostra fede». Tra la folla, oltre ai famigliari, c’erano anche gli amici e i colleghi di lavoro della banca Intesa San Paolo.
L’ALTRA INCHIESTA
Sul suicidio di Carbone è stata aperta un’inchiesta dal procuratore di Lanciano Mirvana Di Serio. Al momento non ci sono indagati. Nel fascicolo sono confluiti i primi atti: la constatazione di morte, le relazioni di servizio del personale sanitario e penitenziario e, soprattutto, le registrazioni della videosorveglianza interna al carcere. Sono escluse, però, le immagini relative alla cella numero 8, quella dove era detenuto Carbone, perché per privacy non è prevista registrazione. La scena, tutta o in parte, è stata tuttavia ripresa. La cella, infatti, è attrezzata con la videosorveglianza, anche se il presidio ai monitor non è costante per via dei diversi impegni degli agenti.
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