Fenomeno Paulownia, allarme del Wwf

20 Ottobre 2018

L’ambientalista Di Francesco: «La coltivazione della pianta cinese sta distruggendo i nostri terreni»

CHIETI. Il Wwf Chieti-Pescara lancia l’allarme Paulownia. Si moltiplicano nelle campagne abruzzesi le coltivazioni di questo albero cinese a rapida crescita. Per ottenere materiale per l’industria del legno e biomasse si cancellano i paesaggi tradizionali e si procurano danni alla natura e alla biodiversità. In diversi terreni agricoli, anche a Chieti, si stanno trasformando vigneti e incolti, nei quali sono presenti querce, olmi e altre piante della flora mediterranea, con grandi movimenti di terra finalizzati a impiantare alberi di Paulownia per ricavarne legno e biomassa. Un fenomeno in rapida espansione: il timore degli ambientalisti è che questa pratica possa comportare una trasformazione eccessiva delle colture e con danni anche alla qualità dell’aria. La Paulownia è un albero dalle grandi foglie cuoriformi e con fiori profumati azzurro lilla originario della Cina. È stato introdotto in Europa nel 1800 con scopi ornamentali per viali, giardini e parchi cittadini. Oggi è coltivata per alcune sue caratteristiche: cresce molto rapidamente, ha fusto dritto e privo di nodi ed è utilizzabile per la prima parte del tronco per l’industria del legno e per il resto rappresenta una ricca fonte di biomasse. «Quella che può sembrare una soluzione ai problemi energetici», dice Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti-Pescara, «sta diventando un vero e proprio flagello che causerà, se portato avanti, una grave perdita di biodiversità anche agronomica. La ricerca di facili risorse per alimentare il settore delle biomasse sta producendo gli stessi danni causati dai pannelli fotovoltaici a terra, dalle speculazioni edilizie con consumo di suolo e non solo. La possibilità di coltivare ovunque, anche in aree lasciate naturali dagli agricoltori, comporta un crescente assalto agli spazi liberi. Ne fanno le spese querce, olmi, pioppi con il relativo sottobosco dove la fauna selvatica trova rifugio». Le aziende che propongono la Paulownia parlano di Green Economy e portano avanti discorsi di sostenibilità vantando la facilità di impianto e la redditività: ad ogni taglio rinascono polloni e la pianta è adatta a qualsiasi terreno anche incolto. «Ma incolto significa semplicemente non coltivato, privo dell’intervento umano», risponde Di Francesco. «Non sono terreni in qualche modo inferiori, ma aree nelle quali è presente la natura in forma spontanea con tutti i suoi benefici. Con queste nuove piantumazioni cambia invece il nostro paesaggio in favore di alberi a rapida crescita e dai bei fiori profumati che nulla hanno a che fare con le nostre radici».
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