Ferie in tribunale, slitta la sentenza sul prete

Il processo sulle violenze di don Andrè: verdetto il 30 settembre ma c’è il rischio della prescrizione
LANCIANO. Altri due mesi di attesa con l’ombra della prescrizione. È slittata al 30 settembre la sentenza che, dopo quasi 5 anni di udienze, avrebbe dovuto chiudere il processo su don Andrè Luiz Facchini, l’ex parroco di Sant’Agostino accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche e di aver «fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita». Avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze corporali e «manipolato e destabilizzato la loro psiche». Ma il prete è anche parte offesa per le lesioni subite il 28 ottobre 2011 dai fratelli Maurizio Rotondo, 39 anni, rappresentato dall’avvocato Domenico Cianfrone, e Sandro, 34 anni, difeso da Antonella Troiano.
Le ferie hanno fatto slittare la sentenza aumentando il rischio della prescrizione di alcuni reati: ad esempio le minacce telefoniche risalgono a prima del 2011 e sarebbero prescritte; da conteggiare i tempi per la violenza privata perché comunque ci sono delle sospensive nelle udienze che allungano i tempi. Di certo due mesi in più, e senza sospensive, non aiutano. Ma per don Andrè, difeso dall’avvocato Osvaldo Piccirilli, i mesi contano poco visto che dal 2012 è fuggito in Brasile, ad Umuarama, sua città d’origine.
Tante le udienze fatte. I ragazzi che hanno fatto scattare l’inchiesta hanno raccontato tra le lacrime, in aula, le frustate ricevute e le penitenze sopportate. Per l’accusa il sacerdote «utilizzando segreti ricevuti nelle confessioni per rendere credibile il contatto diretto con la divinità, minacciava i ragazzi di allontanarli, di dare loro punizioni, anche corporali come strisciare sulle ginocchia sul pavimento della chiesa, fare il segno di croce sul pavimento con la lingua, inginocchiarsi con le mani sotto le ginocchia. In un’occasione avrebbe inflitto a quattro ragazzi frustate sulla schiena con i grani grossi del rosario, tre per ogni anima da salvare». I testi della difesa, invece, hanno descritto un sacerdote modello: «Un po’ rude, ma dal cuore grande», quasi «un padre di famiglia». Attende la sentenza anche la Curia, che risponde di una responsabilità civile visto che è il vescovo a nominare i sacerdoti e a valutare idoneità e condotte. (t.d.r.)

