Ferrara: basta accuse, non sono il burattino di D’Alfonso

Il candidato del centrosinistra minaccia querele a Di Stefano La rottura con Di Iorio: non volevo mortificare i miei candidati
CHIETI. Il clima non è più quello sereno di una settimana fa. Il candidato sindaco Diego Ferrara arriva in conferenza stampa con il volto teso. Dice di aver passato notti insonni, si arrabbia, alza la voce, batte i pugni sul tavolo e chiude pure col fair play che sinora l’aveva caratterizzato. «Sono pronto a querelare Fabrizio Di Stefano», dice, «mi accusa di essere il burattino di Luciano D’Alfonso. Non sono un uomo di D’Alfonso, che non conosco neppure. Di Stefano porti le prove di ciò che sostiene». Mentre si infervora, cede anche la sedia sulla quale è seduto: «Sarà Di Stefano», dice rialzandosi e stemperando il tutto con una battuta.
In realtà a impensierire Ferrara non sono tanto le accuse del candidato avversario, quanto quelle che iniziano a venir fuori dagli ex Pd e Italia Viva rimasti fuori dall’apparentamento, al contrario dello schieramento civico di Paolo De Cesare, politicamente vicino al centrodestra, con cui invece l’apparentamento è stato fatto. A molti è parso un controsenso e così Ferrara è costretto a spiegare che «con De Cesare è stato un apparentamento naturale, perché la sua coalizione era, come la mia, unita e omogenea, al contrario di quella di Bruno Di Iorio. È vero», deve ammettere, «con Di Iorio sabato scorso c’era una bozza di accordo per l’apparentamento, ma non era un accordo firmato. Ho passato una notte insonne e ci ho ripensato. Non volevo mortificare molti candidati della mia coalizione che, dopo aver dato l’anima per me, avrebbero perso la possibilità di entrare in consiglio comunale. Mi sarebbe servito più tempo per capire con chi avrei dovuto stringere un patto politico, vista la presenza ingombrante di Mauro Febbo, e credo di non aver ricevuto sufficiente considerazione come candidato sindaco. Con Paolo non ho avuto problemi: loro hanno detto subito chi erano e quello che volevano e noi abbiamo fatto altrettanto».
Il punto dolente pare essere, in particolar modo, il gruppo di fuoriusciti del Pd, a cominciare dal capolista di Azione democratica Luca Caratelli, per continuare con l’ex sindaco Francesco Ricci e i due ex consiglieri Gabriele Salvatore e Marco Marino. Ferrara li cita più volte, rimproverandoli di mancata coerenza, ricordando che fu quel gruppo per primo a fare il suo nome come possibile candidato sindaco, salvo poi tirarsi indietro e fare una lista a sostegno di Di Iorio. «Non chiudo la porta a nessuno», conclude Ferrara evocando possibili accordi politici. Ma ormai sembra troppo tardi.
De Cesare spiega così la sua posizione: «Siamo civici, Ferrara ci ha assicurato che l’obiettivo è il bene della città e non l’ideologia politica; abbiamo sempre chiesto il rinnovamento; abbiamo sempre detto che il vecchio si trovava con Di Stefano; sul piano programmatico abbiamo tantissime cose in comune e, dunque, abbiamo scelto questa coalizione anche se ha ottenuto meno voti di quella di Di Stefano».

