Ferrara-Di Stefano, ultimo scontro in tv

I candidati di centrosinistra e centrodestra protagonisti del confronto di Rete8 e del Centro: sfida sulle idee per la città
CHIETI. Ultimo faccia a faccia prima del voto tra i due candidati sindaco Diego Ferrara (centrosinistra) e Fabrizio Di Stefano (centrodestra). Il confronto finale della lunga campagna elettorale si è svolto davanti alle telecamere di Rete8 con Ferrara e Di Stefano che, in quest’ordine, hanno risposto alle domande del direttore dell’emittente televisiva Carmine Perantuono e del giornalista del Centro Pietro Lambertini. Un botta e risposta sempre misurato nei toni dopo i giorni delle polemiche.
Ferrara, dopo l’apparentamento con il polo civico di Paolo De Cesare, si presenta sostenuto da 8 liste (Pd, Lista Ferrara, La Sinistra con Diego, Chieti per Chieti, Azione politica, La Teatinità, Chi ama Chieti e Chieti c’è) e forte dell’appoggio esterno del Movimento 5 Stelle; Di Stefano, che non ha fatto apparentamenti, oltre al sostegno delle sue 6 liste (Lega, FdI, Udc, Iadeabruzzo, Giustizia sociale e Popolo della famiglia-Cambiamo) conta sull’appoggio dei forzisti di Mauro Febbo. Entrambi si sentono i favoriti: «Ho avuto molti più voti delle liste, sento attorno a me grande entusiasmo», dice Ferrara; «i numeri sono a mio vantaggio», replica Di Stefano.
I nuovi accordi e apparentamenti sono stati al centro della successiva domanda. Per Ferrara l’apparentamento con De Cesare, che tanto ha fatto discutere, è arrivato «in maniera naturale dal punto di vista programmatico, visto che tante cose coincidevano. E poi non è che io sono un brigatista rosso e lui un nazista. Ma soprattutto: io sarò il sindaco di tutti». Ma per Di Stefano «non si può far accordare il diavolo e l’acqua santa», vale a dire «Giustino Angeloni, che ricordo come leader del Movimento sociale, ed Enrico Raimondi, che ha sempre impostato la campagna elettorale su base politica». E con Febbo, altro punto che ha suscitato polemiche, c’è stato, dice Di Stefano, «un accordo politico su base programmatica».
Alla domanda sulla futura giunta, a parte la conferma di Di Stefano dell’ex direttrice della Civitella Adele Campanelli come assessore esterno, nessuno dei due candidati vuole sbilanciarsi. Di Stefano lancia una provocazione quando dice che De Cesare sarà il vicesindaco di Ferrara, ma il medico non raccoglie e tace. Alla domanda sulla futura opposizione consiliare, Ferrara risponde che spera sia «costruttiva» e non come quella in cui è stato relegato lui negli ultimi cinque anni, quando presentava atti consiliari che venivano approvati e poi dimenticati: «Ho avuto esperienze in cui l’avversario veniva percepito come nemico. Io invece credo che anche la minoranza può dare contributi importanti». Di Stefano immagina una opposizione «in parte costruttiva, per quanto riguarda Ferrara, che è uomo collaborativo, riflessivo e pacato, e in parte no. Soprattutto per quanto riguarda De Cesare. Con Bruno Di Iorio, infine, vorrò interloquire in maniera serena e privilegiata».
La città che i due candidati immaginano tra cinque anni, se dovessero vincere è «più decorosa, con strade senza buche, marciapiedi senza barriere architettoniche, bagni pubblici, cinema in funzione e parcheggi», per Ferrara; «in grado di far sì che i suoi cittadini non debbano andare a vivere altrove, e dunque rilanciata dal punto di vista economico e commerciale e solidale verso i più deboli», per Di Stefano.
Se vincesse Ferrara, martedì prossimo si siederebbe in municipio ripartendo «dall’ordinaria amministrazione e da una rinnovata attenzione al sociale: dagli assegni per le famiglie con disabilità, alla riapertura di asili nido, scuolabus e centri sociali per anziani». Se vincesse Di Stefano, le prime tre delibere sono già scritte: «Riguardano il recupero delle case popolari a costo zero con il superbonus 110%, il bando per avviare il recupero degli impianti sportivi attraverso il bonus energetico e un tavolo tecnico con tutti i protagonisti della vita cittadina per capire come spendere i milioni del Recovery Fund». Di Stefano ha fatto un calcolo: secondo lui a Chieti spetterebbero dai 120 ai 125 milioni di euro.
Infine alla domanda sul Marrucino: Ferrara ha detto apertamente che «ammira e apprezza il presidente del cda Cristiano Sicari» e che «la sua permanenza è assicurata»; Di Stefano è stato meno netto, ha ringraziato Sicari e i direttori amministrativo e artistico del Marrucino e ha detto che «non esclude» che «resti la stessa gestione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

