Ferrara: primo anno da sindaco 18 ore al giorno tra debiti e lavori

La vittoria contro Di Stefano, la lite con Di Primio e le emergenze in Comune: ogni giorno sono in trincea Lo scontro in maggioranza sull’acqua: a chi mi contestava ho detto che potevo dimettermi, tutto risolto
CHIETI. «Lavoro, in media, 18 ore al giorno tra municipio e studio medico». Il sindaco Diego Ferrara festeggia il primo anno alla guida del Comune. Un anno fa, in rimonta dopo il primo turno, ha battuto Fabrizio Di Stefano del centrodestra. Da allora, è iniziato un anno in trincea.
Il Comune indebitato per 74 milioni, il ritorno della pandemia, l’emergenza idrica con le case a secco: si aspettava una partenza più facile?
«No, ero pronto. L’avevo capito subito che il lavoro del sindaco sarebbe stato duro e che le difficoltà si sarebbero presentate una dopo l’altra. Nei primi giorni, quando da parte sua c’erano ancora rapporti amichevoli, ho telefonato all’ex sindaco Umberto Di Primio per chiedergli se, di tanto in tanto, avessi potuto disturbarlo per un consiglio. Mi ha risposto di sì e mi ha detto: “Quando prendi una decisione, vai sempre dritto per la tua strada”. E io ha fatto mia questa filosofia e lo ringrazio del consiglio, anche se poi i rapporti sono cambiati».
Cosa avrebbe voluto fare in questo anno ma non è riuscito ancora a fare?
«Non una cosa sola, ma diverse: spero, nei primi mesi dell’anno prossimo, di aprire un altro asilo nido, ci tengo tanto e l’avevamo promesso alla cittadinanza ma per problemi di bilancio dobbiamo aspettare ancora; poi avrei voluto aprire il tunnel con l’ascensore in largo Barbella ma adesso siamo finalmente arrivati all’obiettivo. Su una cosa sono invece contento, posso?».
Prego.
«Abbiamo gestito bene l’emergenza pandemica e sono soddisfatto dell’attività svolta su tamponi e vaccini tanto è vero che i controllori del commissario Francesco Paolo Figliuolo ci hanno fatto i complimenti; ma sono contento anche per la gestione sociale: è chiaro che i problemi sono tanti ed è difficile accontentare tutti ma con i buoni pasto, i buoni libro e il conto corrente per le donazioni abbiamo fatto tanto».
Conti in rosso: pensa ancora che la scelta del predissesto sia quella giusta?
«In questo momento sì, se avessimo scelto il dissesto come hanno fatto altre città sarebbe stato più comodo per noi amministratori ma saremmo stati pavidi e non avremmo rispettato gli impegni presi. Noi, invece, ci stiamo mettendo la faccia: durante i prossimi anni in cui dovremo millimetrare ogni nostra azione, alla prima difficoltà potremmo ritrovarci in dissesto e la colpa sarebbe soltanto nostra e dovremmo accollarci questa responsabilità».
Dietro la lotta alla pandemia c’è stato anche uno scontro con la Asl: e adesso come va?
«Io non lo chiamerei scontro ma lo definirei più un rapporto ruvido. Il dialogo c’è sempre stato. Ora le cose vanno bene e siamo tutti soddisfatti».
È vero che, nel pieno delle polemiche sull’acqua, ha firmato una lettera di dimissioni e minacciato di lasciare?
«Non ho firmato le dimissioni, diciamo che c’è stato un mal di pancia».
Ce lo racconta?
«È successo quando ho firmato la richiesta dell’opposizione per un consiglio comunale straordinario sull’acqua. In maggioranza, qualcuno si è arrabbiato e mi ha criticato perché non avevo condiviso questa decisione ma firmare una rivendicazione che reputavo giusta mi è sembrato doveroso perché io sono il sindaco di tutti e non di una parte. Così, a quelli che si sono arrabbiati, ho detto: se non va bene e non riconoscete il mio carisma, allora mi posso fare tranquillamente da parte. Poi, si è risolto tutto».
Dopo un anno ha intenzione di andare avanti con gli stessi assessori o di cambiare qualcuno?
«Vado avanti così a meno che qualcuno mi dica non ce la fa più ma non mi sembra il caso: sono tutti bravi e fantastici».
I prossimi passi dell’amministrazione?
«La priorità sarà trovare una soluzione per la mensa scolastica dopo lo stop del Tar all’appalto; poi, mi occuperò del dissesto idrogeologico della collina; seguirò il progredire dei lavori nei cantieri delle grandi opere, piazza San Giustino, caserme Bucciante e Berardi, il terminal bus. Purtroppo, i tempi della politica sono più veloci di quelli della burocrazia ma tutto va avanti e non si riscontrano criticità».
È presto per fare previsioni, ma resta fermo sulla sua decisione di restare in Comune per un mandato e basta?
«In questo momento ribadisco la convinzione di un solo mandato. Nei prossimi 4 anni voglio dare tutto alla città. Finito il mandato, avrò 71 anni e voglio godermi la famiglia e i miei nipoti che vedo troppo poco: adesso, lavoro 18 ore al giorno».
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