Ferrara: stipendi più alti? Una parte va ai bisognosi

13 Novembre 2020

Aumento delle indennità tra 200 e 330 euro, sindaco e assessori si difendono «Una quota andrà in beneficenza, sosterremo il sociale abbandonato da anni»

CHIETI. «Nessun aumento di stipendio e nessuna appropriazione di risorse pubbliche». Così il sindaco Diego Ferrara e i suoi assessori commentano il rialzo delle indennità tra 200 e 331 euro. Il giorno dopo l’articolo del Centro, la giunta promette che quell’extra sarà devoluto «alle famiglie in difficoltà per via dell’emergenza Covid». Sulla delibera 19 che stabilisce l’aumento non si parla di solidarietà ma, ora, Ferrara e gli assessori garantiscono: «Noi amministreremo in nome e per conto dei cittadini e ai cittadini vogliamo dare risposte e risolvere i problemi. Quanto alle indennità, scadute le determinazioni con il mandato precedente, in giunta abbiamo unanimemente deciso che in parte saranno rivolte al sociale, alle persone e, in particolare, alle famiglie in difficoltà per via dell’emergenza Covid, sostenendo l’iniziativa “Chieti sostiene”, che abbiamo lanciato con la riattivazione del conto corrente bancario per le donazioni, in modo che arrivi un aiuto concreto a chi è in difficoltà. Alle persone devolveremo i risparmi legati alla parte delle indennità che qualcuno strumentalmente e frettolosamente ha voluto far passare in modo diverso e falso».
La delibera 19 mette per iscritto che lo stipendio del sindaco passa dai 4.402,70 euro di Umberto Di Primio ai 4.734,09 di Ferrara; per il vice sindaco l’indennità passa da 3.302,02 euro a 3.550,58; per gli assessori da 2.641,62 euro a 2.840,46. Significa che la giunta Ferrara ha rinunciato al taglio volontario del 7% praticato per 5 anni da Di Primio e dai suoi assessori. «È solo una diversa idea della pubblica amministrazione e del sostegno a chi ha bisogno che, oltre che con le risorse del bilancio comunale, potrà contare anche sul quelle attinenti al nostro ruolo», ribatte la giunta. E allora perché la delibera non ne parla? «Si tratta di un gesto non meccanico, come invece è un taglio delle indennità che mantiene però in bilancio le risorse: la nostra è una decisione che andrà a sostenere Chieti e che dovrebbe trovare d’accordo e partecipe anche chi oggi fa propaganda, ma fino a ieri ha portato la città sul baratro dove l’abbiamo trovata».
La giunta non chiarisce i dettagli ma sottolinea: «Non apparteniamo a una classe politica che una volta alla guida della città tradisce il patto che ha stretto con la comunità e si aumenta lo stipendio, per giunta nel pieno di una pandemia, ma abbiamo una cultura della politica diversa da quella che punta alla gestione del potere, alle poltrone, ai privilegi che derivano dal ruolo rivestito. Questo è scritto nelle nostre storie, che sono quelle di persone integre e a servizio della gente e del bene comune ed è contenuto nel programma politico che attueremo nei cinque anni di governo, un programma su cui sarà la città a doverci giudicare, come ha giudicato chi ci ha preceduto, scegliendo di cambiare classe dirigente».