Finti incidenti, 150 rischiano il processo
Sorpresi a truccare i sinistri per intascare i risarcimenti. Le intercettazioni: «Con i periti è come giocare a scacchi»
CHIETI. Organizzavano finti incidenti nel centro di Chieti e sull’asse attrezzato, a Lanciano, Rocca San Giovanni, Pescara, Montesilvano, Spoltore e Città Sant’Angelo. Poi, si facevano refertare colpi di frusta al pronto soccorso di Chieti e, con l’appoggio di due carrozzieri compiacenti in grado di gonfiare le fatture, puntavano dritti all’obiettivo dichiarato: truffare le assicurazioni. Adesso, in 150 rischiano di finire a processo e potrebbero essere chiamati a risarcire i danni nei confronti di 6 compagnie. Il pm della procura di Pescara Andrea Di Giovanni è pronto a firmare la richiesta di rinvio a giudizio al termine di una maxi inchiesta su una presunta truffa alle assicurazioni.
Un’«organizzazione stabile», così contesta la procura di Pescara, che sarebbe stata messa in piedi da un lancianese di 50 anni, Gianfranco Rossi, e da un napoletano di 40 anni residente a Silvi, Daniele Nano. Secondo l’accusa, Rossi e Nano potevano contare su una rete di decine di «fidati collaboratori» capaci di «reclutare» e «istruire» gli automobilisti: proprietari di veicoli, contraenti di polizze assicurative e passeggeri, spesso tutti della stessa famiglia. E poi medici, fisioterapisti, avvocati e carrozzieri che «provvedevano a simulare i danni relativi ai sinistri denunciati». Ora in 15 sono accusati di associazione per delinquere mentre, per tutti gli altri, i reati vanno dalla truffa alla ricettazione fino al fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e all’abusivo esercizio di una professione.
Gli incidenti, dice l’accusa, erano studiati a tavolino: anche se erano d’accordo, spesso, automobilisti e passeggeri non ne conoscevano neanche i dettagli e avevano l’ordine di non parlare con i periti delle assicurazioni. Le intercettazioni, raccolte dalla polizia postale con il coordinamento del sostituto commissario Manuela Carulli, hanno rivelato i trucchi messi in atto. In una telefonata con un presunto complice, Rossi è stato sorpreso a dettare «nuove disposizioni di servizio» e cioè che i protagonisti dei falsi incidenti non avrebbero mai dovuto parlare direttamente con i periti delle assicurazioni: «Allora per quanto riguarda Simona», dice, «non dovrebbe chiamare più nessuno. Però, se chiamano, capito, che vuole vedere, vuole fare... non deve andare in nessuna via: se ne occupa il legale deve dire, va bene?». Rossi, poi sottolinea: «Se chiama, queste sono le nuove disposizioni... così abbiamo risolto tutta questa c. di commedia».
Ma truccare gli incidenti non è semplice: i truffatori devono immaginare le mosse dei periti assicurativi e anticiparle. A rivelarlo, tra le risate, è ancora una volta Rossi: «Noi, perché giochiamo a scacchi, come si muovono loro, ci muoviamo noi... forse non l’hai capito come facciamo noi». E la polizia postale annota che Rossi si starebbe riferendo «alle contromisure prese per evitare problemi con lo stesso accertatore che, in più occasioni, ha evidenziato dubbi su numerosi sinistri stradali da loro inscenati».

