Fiorentino, il paese si mobilita: una colletta per pagare il funerale

Domani l’ultimo saluto nella chiesa di Santa Reparata. L’autopsia conferma la morte per le coltellate Il sindaco Tiberini: in tanti vogliono aiutare la famiglia alle esequie e per accudire il suo cagnolino
CASOLI. Torna a Casoli la salma di Paolo Fiorentino, il 46enne senza fissa dimora ucciso da una coltellata al petto lo scorso 12 gennaio a Marina di Carrara. Intanto i paese e a Marina di Carrara, è partita una raccolta fondi per organizzare il funerale e sostenere, in tal modo, la famiglia dell’uomo. Le esequie, dal momento che l’autopsia è avvenuta e che il magistrato ha concesso il nulla osta al rito, ci saranno domani alle 10 nella chiesa di Santa Reparata.
L’OMICIDIOUna coltellata all’altezza del cuore e altre sul collo. Il presunto omicida è Francesco Di Blasi, 67 anni, palermitano, anche lui senza fissa dimora. La scena del crimine è un luogo desolato e tetro: l’ex Colonia Vercelli adibita fino a poco tempo fa a campo profughi, a pochi passi da una scuola e da una caserma dei carabinieri. Lì, Paolo e il palermitano vivevano abusivamente. Le cause che hanno spinto al litigio e all’omicidio non sono chiare; resta il fatto che Paolo è stato attinto da almeno cinque coltellate, inferte con un coltello da cucina. Il 13 gennaio una signora del posto che era solita occuparsi dei due senza tetto, ha chiamato da fuori l’ex Colonia Vercelli, una, due, tre volte. Nessuno ha risposto, prima che Francesco Di Blasi uscisse trafelato e con una mano ferita: «Paolo non sta bene», avrebbe detto, prima di dirigersi verso la caserma dei carabinieri ai quali non dice molto: «È successo un fatto grave, ho litigato con una persona, andate a vedere», poi si chiude nel silenzio. Il 67enne, difeso dall’avvocato Francesco Vetere, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Massa, Marta Baldasseroni. Il gesto di costituirsi, andando dai carabinieri, ha fatto sì che il fermo non venisse convalidato, per questioni procedurali, ma contestualmente per Di Blasi sono state disposte le misure cautelari considerati gli indizi e la sua personalità. Resterà dunque in carcere a Massa.
IN PAESEA Casoli, Paolo aveva svolto qualche lavoro saltuario nel passato come una borsa lavoro nella Comunità montana, occupazione che comunque mantenne per poco tempo. Arrivava e ripartiva dal suo paese, l’ultima volta è stato all’inizio della pandemia, senza lasciare tracce. Milano, Bologna, Chieti, Pescara, infine la Toscana, nuove mete con nuove speranze di farcela nella vita anche se, la sua esistenza, è stata non facile, fatta di stenti e sofferenze, rialzate e ricadute; fino allo scorso 13 gennaio, al drammatico epilogo.
RACCOLTA FONDI «Diverse persone e a vario titolo, stanno raccogliendo dei fondi per aiutare la famiglia di Paolo nel sostenere i funerali», afferma il sindaco Massimo Tiberini, che aggiunge: «Sono stato anche contattato da alcuni conoscenti di Paolo per dare una sistemazione al cagnolino che lui aveva con sé quando è stato ucciso. Lui era amante degli animali e quando tornava lo ha fatto sempre in compagna di un cagnolino. Ci stringiamo alla famiglia di Paolo, al papà Francesco e alla sorella Cinzia, per la perdita del loro congiunto».
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