Flacco denunciato, gli atti a Chieti

5 Maggio 2016

Atessa, trasferito alla Procura del capoluogo l’esposto per l’ospedale smantellato

ATESSA. Trasloco delle attrezzature di due delle tre sale operatorie dell’ospedale San Camillo: sono stati trasferiti dalla Procura di Lanciano a quella di Chieti, per competenza, gli atti della denuncia per furto presentata da Giulio Borrelli e dal Mau (Movimento per Atessa Unita) contro il direttore generale della Asl, Pasquale Flacco. Da ambienti giudiziari si apprende che l’abbondante documentazione allegata alla denuncia sarà vagliata attentamente. L’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, ha spiegato che per la chirurgia ambulatoriale «basta una sola sala». «La risposta di Paolucci è insufficiente», dice Borrelli, capogruppo del Mau, «per una chirurgia ambulatoriale di buon livello, se deve essere cinque giorni a settimana per smaltire le liste d’attesa, e nell’interesse anche di Lanciano, ci vogliono almeno due sale operatorie ben attrezzate. Se si vuole far fronte alle esigenze di un territorio, che è il centro di convergenza di una zona industriale sviluppata e di un entroterra pedemontano disagiato, vanno accantonate ipotesi al ribasso».

Borrelli rincara poi la dose sul direttore generale: «Mentre si sta svolgendo un confronto in Regione sul futuro dell’ospedale, Flacco porta via furtivamente la gran parte degli impianti chirurgici, violando la legge. Su questo indagherà la magistratura in seguito alla nostra precisa denuncia. Aggiungo che, dal punto di vista politico e del metodo, è come se, nel corso di una trattativa tra sindacati e azienda sulla chiusura di una fabbrica, il padrone portasse via i macchinari. C’è l’aggravante, nel caso di Atessa, che Flacco non è il padrone dell’ospedale. È quel manager che, alcuni anni fa, quando era il numero 2 della Asl teatina, partecipava -con gran squilli di tromba e camminando su tappetti rossi- all’inaugurazione delle nuove sale operatorie e della recovery room di Atessa, dicendo che erano strutture all’avanguardia. Oggi, che è il numero 1 della stessa azienda, le chiude, senza attendere gli atti ufficiali della Regione. Crea il fatto compiuto e crede di non dover rispondere del modo in cui è stato speso tanto denaro pubblico. Il resto, fino alla fine, resta identico a prima; se ne vanta addirittura. Dovrebbe almeno sapere che Atessa è ancora presidio ospedaliero, secondo gli atti programmatori della Regione, e non può essere trattata come fosse un magazzino della “sua” Asl da cui prendere oggetti in deposito».

Matteo Del Nobile

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