Flocco resta ancora consigliere: dimissioni “respinte”dal prefetto

Il rappresentante del governo chiarisce i dubbi sul modo in cui il presidente dell’aula ha lasciato l’incarico Ma è scontro tra il sindaco Borrelli e Fioriti (Progetto Atessa) sull’utilizzo della Pec per le comunicazioni
ATESSA. Enrico Flocco è ancora un consigliere comunale: la modalità con la quale sono state presentate le sue dimissioni non è valida. Questa la risposta che il prefetto di Chieti, Armando Forgione, ha inviato al sindaco Giulio Borrelli ieri mattina. È stato, nei giorni scorsi, lo stesso primo cittadino a sollevare la questione davanti al prefetto e cioè: «L’articolo 38, comma 8, del testo unico enti locali recita: Le dimissioni dalla carica di consigliere, indirizzate al rispettivo consiglio, devono essere presentate personalmente ed assunte immediatamente al protocollo». Le dimissioni di Flocco, ha scritto Borrelli, sono state «comunicate in modo irrituale, a mezzo Pec al sindaco, al segretario generale e a tutti i consiglieri comunali».
Il prefetto, quindi, partendo proprio dal testo unico degli enti locali evidenziato da Borrelli, ha detto che Flocco è ancora un consigliere comunale, e quindi «dalla inefficacia delle stesse dimissioni consegue l’impossibilità a procedere alla surroga del predetto consigliere. Quest’ultimo quindi continua ad esercitare l’attività connessa al mandato elettivo nella pienezza dei suoi poteri, ferma restando la possibilità di presentare nuovamente le dimissioni nelle forme di legge».
Il consigliere comunale di Progetto Atessa, Carmine Fioriti, non ci sta circa la risposta, riguardo alle dimissioni di Flocco, del prefetto Forgione: «Circa l’interpretazione letterale, data dalla prefettura di Chieti, sulla vicenda, mi permetto di avere qualche dubbio sulla funzione della posta elettronica; un sistema che sicuramente non poteva avere la stessa considerazione e importanza di oggi nel 2009 e nel 2000, allorquando fu emanato il testo unico degli enti locali. La ratio della norma su cui si dibatte sta nell’avere la certezza della effettiva volontà di un consigliere a dimettersi. Ma, nel momento in cui, oggi, le Pec sono diventate uno strumento certo e sicuro della identità del mittente, quella formulazione del 2000 non avrebbe più ragione di esistere in quanto anacronistica e desueta».
Su quanto affermato da Fioriti, interviene Borrelli: «Le dichiarazioni del consigliere Fioriti sulla risposta del prefetto sono un fatto istituzionale gravissimo per chi si candida a governare e sta dentro un’assemblea civica. Contestare il parere del prefetto, volendosi sostituire a lui o alla legge (pretendendo magari di riscriverla a proprio uso e consumo) vuol dire non conoscere le regole basilari di uno stato di diritto».
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