Fondi europei per Chieti è scontro tra i candidati

6 Luglio 2020

Di Stefano annuncia l’arrivo dei finanziamenti già prima del voto ed è polemica Di Iorio: «Città immobile». De Cesare: «Basta promesse». Ma il leghista va avanti 

CHIETI. Primo scontro tra i candidati sindaci di Chieti. Finisce al centro della polemica la dichiarazione di Fabrizio Di Stefano della Lega che sabato, all’inaugurazione del comitato elettorale in via Herio, ha detto: «Porterò finanziamenti europei a Chieti e lo farò prima ancora di diventare sindaco: sono già al lavoro». Una promessa che scatena la reazione dei concorrenti, Bruno Di Iorio e Paolo De Cesare. Ma Di Stefano va avanti e chiude la porta in faccia a quelle che chiama «sciocche polemiche»: i fondi europei per Chieti, così assicura il candidato del centrodestra, arriveranno a stretto giro.
Il muro contro muro tra le coalizioni segna l’inizio della campagna elettorale in vista del voto per le comunali, fissato probabilmente al 20 settembre. «Di Stefano ha dichiarato il suo impegno a portare fondi europei ancora prima di vincere le elezioni. Da teatino questo non può che farmi piacere», dice Di Iorio, il candidato dell’asse Mauro Febbo-Alessandro Marzoli, «ma al tempo stesso la sua dichiarazione certifica, semmai ce ne fosse bisogno, il fallimento dell’amministrazione uscente i cui rappresentanti affollano le liste a sostegno dello stesso Di Stefano. Mi chiedo come possa Di Stefano traghettare risorse europee nella nostra città e soprattutto non si capisce a che titolo. Magari», sostiene Di Iorio, «potrebbe spiegarlo a Umberto Di Primio e alla sua squadra che sono dalla sua parte con l’intento di far ripartire Chieti, così sostengono nei loro slogan, dopo averla immobilizzata per anni».
«È scaduto il tempo delle promesse e della propaganda», interviene De Cesare, «non è più consentito prendere in giro i cittadini. Nei venti anni di impegno istituzionale - 5 alla Camera, 5 al Senato, 8 alla Regione e 5 al Comune - Di Stefano non ha portato in dote alcun finanziamento europeo per il nostro capoluogo e ora, improvvisamente, dimostra questa prontezza e questa risolutività, poi tra l’altro in un ruolo, quello del candidato sindaco, che non si capisce in quale maniera potrebbe legittimarlo come latore di un’attività che non si inquadra neanche nel suo profilo professionale».
Non si scompone Di Stefano: «Non ho tempo da perdere, sono già impegnato a costruire la Chieti del 2020-2030. Le polemiche non sono il mio terreno di confronto e comunque, se non sarò io a rispondere, lo faranno presto i fatti».
Critiche anche dal centrosinistra con Giustino Zulli di Articolo Uno: «Suggerisco a Di Stefano di non fare i conti senza l’oste perché le elettrici e gli elettori teatini si guarderanno bene dal dare i loro voti ad un sindaco sostenuto da diverse liste piene di candidati che da consiglieri e assessori comunali hanno fatto più di un cambio di casacca portando la città al fallimento, come dimostrano i 20 milioni di debito accumulati. Inoltre gli vorrei ricordate che fondi potenzialmente disponibili sono quelli del Mes, su cui Lega e Fratelli d’Italia sono contrari, e che quelli del Recovery fund vedranno la luce, se tutto andrà bene, nel 2021. Sostenere di essere in grado di fare arrivare soldi prima del 20 settembre, significa prendere in giro i teatini».