Frana a Carapelle, sgomberata un’altra casa
Atessa, edificio troppo pericoloso: è inclinato di 30 centimetri. La famiglia: abbiamo perso tutto
ATESSA. Frana a Carapelle, sgomberata anche la seconda casa: i Gallucci lasciano dopo mezzo secolo le loro case. Ad andare via, ieri, è stata la famiglia di Bruno Gallucci, sposato e con tre figli minori. La famiglia, per il momento, ha trovato una sistemazione al centro di Atessa. Ai primi di aprile ad andare erano stati gli anziani genitori di Bruno, ai quali il Comune aveva messo a disposizione un’abitazione. «Siamo senza parole, sgomenti» afferma Gallucci, «adesso aspettiamo, abbiamo perso tanto, i nostri luoghi, affetti, sacrifici di una vita. Ci avevano detto che almeno la nostra abitazione era al sicuro ma così non è stato: la frana ha vinto». Ieri mattina sono stati i vigili del fuoco a constatare l’inagibilità: la casa è inclinata di circa 30 centimetri.
La storia della frana a Carapelle è lunga di trenta anni, anche se la zona è, per la sua natura orografica, essendo ricca di sorgenti, soggetta a smottamenti. Tre decenni fa la terra, a monte delle case, si mise in “moto”, ostruì un ponticello sul quale passava la strada che fungeva da scarico delle acque provenienti dalle sorgenti e allora fu fatto un canale di scarico sotto il ponte. Poi la frana ha ripreso: ha fatto cadere il ponte e con la terra franata si è creata una collinetta sulla quale è stata fatta la strada. «Si tratta», è scritto nella relazione geologica, «di un movimento franoso di tipo complesso con meccanismi rototraslazionali nell’area di alimentazione ed evoluzione a colata incanalata lungo l’impluvio principale». In occasione del primo sgombero, l’assessore comunale all’ambiente, Pasqualino Zaccardi aveva detto: «Quelle abitazioni sorgono in una zona prossima al fiume Osento e ai piedi di una collina di vaste dimensioni, interessata da estese aree franose. La situazione si trascina da decenni, come la stessa famiglia ha denunciato, e nel corso degli ultimi anni si è andata modificando e aggravando». (m.d.n.)
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