Frana di Santa Maria «Ho portato a Roma la gravità del caso»

Il sindaco Ferrara: ho parlato col capo della Protezione civile Oltre ai fondi ci vogliono 30 tecnici che seguano l’evoluzione
CJHIETI. Due scuole e 12 palazzi evacuati: oltre 300 residenti interessati, di cui 137 hanno fatto domanda per il contributo di autonoma sistemazione e 37 sono particolarmente vulnerabili, sia per età che per problemi di disabilità. Sono i numeri del dissesto idrogeologico a Santa Maria, concentrato nell’area che si trova tra via Don Minzoni, via Fonte Vecchia, viale Gran Sasso e via Arenazze, ieri al centro di un incontro con la cittadinanza organizzato dai Giovani democratici sotto i portici del Caffè Vittoria. Vi hanno preso parte il sindaco Diego Ferrara, gli assessori Stefano Rispoli e Chiara Zappalorto, e il geologo e ingegnere dell’Università d’Annunzio che sta seguendo la problematica, Nicola Sciarra. Moderatore dell’incontro è stato il consigliere comunale Paride Paci. Presente in platea anche il comitato Santa Maria, presieduto da Ettore D’Orazio.
«Ho ripercorso il problema da quando», ha detto Ferrara, «ho capito di dover richiedere ad agosto 2022 la collaborazione della Protezione civile con cui, a dicembre 2022, abbiamo sottoscritto, insieme all’Università d’Annunzio, una convenzione per il monitoraggio dell’area. Poi c’è stata la proclamazione dello stato d’emergenza, lo scorso 29 agosto, a seguito delle risultanze del mese di pioggia di maggio 2023». Il sindaco ha anche tracciato una panoramica dei fondi ottenuti, anche se, ha sottolineato, «ho tentato di far capire che l’assegnazione dei fondi è cosa ben diversa dalla erogazione degli stessi. Per le opere di mitigazione strutturale del rischio ci sono stati assegnati 2 milioni di euro ma erogati solo 600mila, di cui 140mila sono stati utilizzati per l’ultima frana di via Arenazze. Poi c’è un milione di euro dati dalla Regione da cui dobbiamo decurtare alcune centinaia di migliaia di euro per le frane nel territorio di Bucchianico. Ultimamente», ha aggiunto Ferrara, «ci sono stati assegnati altri 600mila euro dalla Regione, da destinare al contributo di autonoma sistemazione, ma di questo finanziamento è stato erogato solo il 30%».
Il sindaco ha anche riferito di essere tornato a parlare con la Protezione civile lo scorso 20 maggio: «Ho incontrato il capodipartimento della Protezione civile nazionale, Fabrizio Curcio, per sottolineare la gravità del fenomeno. Abbiamo dimostrato che, sebbene il dissesto idrogeologico sia un vecchio problema, negli ultimi tre anni la situazione sta rapidamente evolvendo in peggio».
Per gestire un’emergenza di questa portata il Comune di Chieti ha anche bisogno di risorse umane: «Abbiamo fatto domanda per arruolare materiale umano da affiancare ai nostri tecnici, ne abbiamo chiesti sia alla Protezione civile che all’Anci. Ci servono 30 tecnici che possano seguire una situazione la cui pericolosità è stata ben tratteggiata dal punto di vista tecnico dal geologo Sciarra. Sebbene non tutti si rendano conto del pericolo cui si va incontro».
Anche per il portavoce del comitato, Ettore D’Orazio, «c’è scarsa consapevolezza nell’opinione pubblica della gravità del fenomeno. Si pensa che possa riguardare poche persone ma in realtà è un intero quartiere che viene a scomparire. Noi come comitato vogliamo che il quartiere sia delocalizzato e ricostruito in una zona più sicura. Abbiamo perciò affidato all’ingegner Domenico Merlino un progetto che permetta al borgo di conservare altrove la sua integrità».
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