Fusero: «Con me idee per il rinnovamento Pensiamo al futuro»

Il docente vede la competizione elettorale come una crescita «Caputi? Una guida per la d’Annunzio in un periodo difficile»
CHIETI. Professor Fusero conferma la sua intenzione di candidarsi alla carica di rettore dell'università Gabriele d'Annunzio?
«Sì, la confermo certamente. Dopo aver consultato molti colleghi, in questi mesi, e aver ascoltato le loro riflessioni sul futuro della nostra università, mi sono reso conto dell’utilità di una candidatura proveniente dal polo di Pescara, complementare a quelle che ci potranno essere dall’area medica del campus di Chieti, che tradizionalmente esprime i rettori della nostra università. Un cambio di prospettiva in tal senso, un diverso angolo visuale, sono convinto che possano essere vantaggiosi per la nostra università e che i benefici possano essere evidenti per entrambe le sedi, per entrambe le città di Chieti e Pescara e per tutti i dipartimenti della nostra università, a cominciare da quelli dell’area medica di Chieti, che sarebbero oggetto, per ovvie ragioni, certamente di particolari attenzioni. Ho già partecipato all’ultima competizione elettorale che si è tenuta nel 2017 e proprio da quell’esperienza elettorale traggo la convinzione che il confronto elettorale sia un momento straordinario in cui la comunità accademica nel suo complesso è chiamata a riflettere su sé stessa, è chiamata a discutere progetti e a proporre strategie. È chiamata insomma ad ampliare i propri orizzonti. Da questa fase scaturisce quel crogiuolo di idee che sarà la preziosissima dote consegnata al prossimo rettore dell’ateneo Gabriele d’Annunzio. Ben vengano dunque più candidature. Credo che non possano che fare bene al nostro sistema universitario».
Ha già presentato il programma elettorale oppure aspetterà la scadenza di lunedì 23 gennaio fissata dal decreto del decano?
«Per una procedura interna i documenti programmatici dei candidati rettori saranno pubblicati il 23 gennaio. Per questo motivo, per rispetto dei colleghi e dell’istituzione a cui appartengo, non voglio anticipare i contenuti del mio programma per mezzo degli organi di stampa prima di quella specifica data. Quello che posso comunque dire è che sono portatore di una idea di rinnovamento dell’università, basata su progetti e strategie concrete, che deriva dalla mia oramai ventennale esperienza di governance in questo ateneo, e anche dalla mia attitudine alla progettualità e al problem solving, tipiche della professione di urbanista.
Quindi?
«Guardando al futuro della d’Annunzio sono quindi fiducioso, non intravedo in questa competizione alcun pericolo da scongiurare o rischio cui doversi opporre, ma solo prospettive di crescita per la nostra università e per i nostri territori di appartenenza».
Che giudizio si sente di dare del rettorato di Sergio Caputi?
«Il rettore Caputi è un amico, prima ancora che un collega. A lui va riconosciuto il merito di aver guidato con impegno la nostra università in un periodo particolarmente tormentato: le vicende giudiziarie ereditate dalla precedente amministrazione, la pandemia, ora la crisi energetica e l’aumento dei costi di gestione. Certo, ci sono state alcune sue decisioni che non ho condiviso, ad esempio quelle relative alla politica edilizia universitaria, ma ho sempre espresso il mio dissenso pubblicamente, anche dal mio blog, con la franchezza e il rispetto che contraddistingue il nostro rapporto».

