Galluppi, il medico che sa raccontare i grandi personaggi

I simboli della teatinità. Da ex politico della Dc regionale ad umanista e autore di libri memorabili per l’Abruzzo
CHIETI. Fernando Galluppi, che presento oggi nella mia vetrina, è un "medico umanista" a buon diritto da inserire tra quelle straordinarie personalità che ha raccontato nei suoi libri. Personaggi che con la loro attività nel campo della letteratura e della medicina hanno lasciato profonde tracce, dando preziosissimi contributi alla conoscenza della nostra storia, delle nostre tradizioni, dei nostri costumi. Quelle tracce Galluppi le ha ripercorse, dopo averle portate alla luce, dando alle stampe una serie di eccellenti pubblicazioni frutto della sua passione per la scrittura e per la ricerca.
Conosco Fernando Galluppi dai tempi in cui svolgeva il ruolo di medico legale a stretto contatto con la Procura di Chieti, ed in particolare con il compianto Franco Quadrini, allora sostituto procuratore. In quel periodo era anche impegnato in politica nelle fila della Democrazia Cristiana. In questa veste era stato eletto consigliere regionale ed aveva ricoperto il ruolo di capogruppo della Dc, che allora dominava la scena regionale.
Sapeva agire cercando sempre la condivisione sulle cose da fare, spinto dalla concezione che aveva dell'impegno partitico, che doveva essere votato alla rappresentanza degli interessi reali della gente abruzzese. Chi lo ha avuto come avversario sa bene che non alzava mai mura, ma cercava sempre la mediazione per arrivare al miglior risultato possibile. Non è stata però una esperienza per lui gratificante, perché si svolse nel momento in cui il partito in cui militava, da cattolico convinto (è stato anche presidente dell'associazione Medici cattolici) visse la sua amara fine sotto i colpi della magistratura. Il vento di Tangentopoli divenne disastrosa bufera alla Regione Abruzzo. E' storia nota: ci furono clamorosi arresti, venne azzerato il governo regionale e praticamente cancellato il partito fino ad allora dominante in Abruzzo e nella intera provincia teatina.
Galluppi non venne coinvolto in responsabilità giudiziarie, ma uscì da quella dura esperienza provato e deluso, al punto da abbandonare per sempre la politica, alla quale avrebbe potuto dare ancora positivi contributi, per preparazione e capacità sempre dimostrata negli anni di militanza partitica. Ma se la politica teatina e abruzzese perse definitivamente un possibile protagonista, a guadagnare da questa personale svolta che decise di fare fu certamente la sua professione di medico e studioso ed anche quella di ricercatore e scrittore. Infatti ebbe così modo di intensificare la sua opera in campo letterario, peraltro già iniziata da qualche anno. Infatti risale al 1986 la pubblicazione del suo libro, la biografia di un grande sacerdote, don Giuseppe D'Annunzio. E' del 1987 un altro libro su Cesare De Titta e i medici umanisti. Un interessantissimo studio sul particolare rapporto che ebbe il sacerdote di Sant'Eusanio del Sangro, grande latinista, letterato e poeta, con la classe medica, che da una parte sommergeva di critiche ma che dall'altra, come rivelò Galluppi nel citato libro, aveva proprio nei medici «gli amici più intrinseci e più essenziali alla sua tormentata solitudine esistenziale».
Altri suoi titoli sono stati "Il volto di un letterato", "Francesco Romani, medico omeopata nel Regno di Napoli", in collaborazione con F. Guarino, "Malattia e morte di San Gabriele dell'Addolorata" stampato nel 1997, "I Tinozzi, grandi famiglie italiane" del 2004 e un corposo e assai ben documentato testo dal titolo "Medici illustri d'Abruzzo, dall'unità d'Italia all'epoca attuale", edito nel 2010.
Oggi Galluppi è ancora impegnato nella sua azione di far conoscere e valutare personaggi che hanno portato onore alla propria terra, dai più noti ai meno conosciuti, ma non meno meritevoli per ciò che hanno dato al prossimo, nel campo della assistenza medica e anche del sociale. Nella prefazione di uno dei suoi libri ho trovato un "invito alla riflessione" sulla "professione medica proposto da Fernando Galluppi" che «non è né una arrampicata né una rinuncia, ma soltanto una presenza, che l'occhio spaurito di chi soffre vorrà sempre considerare salvifica».
Un messaggio forte e impegnativo il suo per chi ha scelto una professione che ha molti aspetti di una missione che non si può e non si deve mai tradire, proprio come hanno fatto i protagonisti delle sue ricerche.

