Gettò la moglie nel fiume Osento «Ho visto il buio, ero posseduto»

21 Ottobre 2023

Lanciano. In Corte d’assise Angelo Bernardone, 76 anni, parla di come ha ucciso Maria Rita Conese, 72 «Stavamo litigando in auto e non so cosa mi è preso. Qualche diavolo mi ha detto di fare quel gesto»

LANCIANO. «Stavamo litigando e ho visto tutto buio. Non so cosa mi è preso, ero come posseduto dal demonio. Non so dove ho trovato la forza ma l’ho presa dalle gambe e l’ho buttata giù dal ponte. In 50 anni non le avevo mai fatto del male». È la lucida e drammatica dichiarazione di Angelo Bernardone, 76 anni, durante il processo in Corte d'assise a Lanciano - giudici Massimo Canosa e a latere Maria Rosaria Boncompagni - in cui è accusato di aver ucciso la moglie Maria Rita Conese, 72 anni, gettandola dal ponte sull’Osento, a Casalbordino il 26 dicembre 2021.
IL RACCONTOOmicidio volontario aggravato per aver commesso il fatto in danno alla coniuge e dalla minorata difesa della vittima affetta da Alzheimer: per questa grave accusa Angelo Bernardone sta affrontando il processo. Sempre presente alle udienze, anche quella in cui sono stati ascoltati i 4 figli, parti civile rappresentati dall’avvocato Giampaolo Di Marco, ieri ne è stato protagonista con dichiarazioni spontanee. Assistito dall’avvocato Vincenzo Cocchino, Bernardone ha raccontato quel drammatico 26 dicembre 2021 in cui ha ucciso la moglie gettandola dal ponte sull’Osento, sulla provinciale 216 Casalbordino-Atessa. «Ci siamo alzati e come sempre il primo problema era come fare il caffè: lei si arrabbiava se lo facevo io; glielo lasciavo fare, ma faceva un macello», dice il 76enne. «Anche quella mattina poi, come accadeva sempre, voleva andare ad Atessa dai genitori che avevano bisogno di lei; genitori morti da anni. Le ho detto: "Ti porto come tutte le altre volte al cimitero, non ti preoccupare”. Abbiamo mangiato e siamo usciti attorno alle 13». E qui inizia la discussione. Racconta che in auto la donna inizia a dirgli parolacce, ad aprire lo sportello della Fiat Panda perché doveva andare a piedi e che non aveva bisogno di lui. «Ci siamo fermati 2-3 volte per evitare che aprisse lo sportello», riprende Bernardone, «poi non lo so. Ho fermato l’auto sul ponte dove sono passato per 50 anni senza mai fermarmi. Vedevo tutto nero. Non so cosa m’è preso. Non so dove ho preso la forza che ho pure un problema alla spalla, ma ho preso mia moglie e l’ho buttata. Qualche diavolo mi ha detto di fare quel gesto. Ero come posseduto. Poi mi sono affacciato e ho visto lo scoglio e lei che non si muoveva (la donna è precipitata da una altezza di 10,6 metri ed è morta per traumi, tra cui quello cranico, e annegamento, ndc). Sono tornato a casa ha detto i miei figli. “Andate a prendere vostra madre, io vado in caserma”». Poi l’imputato ha ripensato alla sua vita. «Non mi mancava niente, lei non l’ho mai toccata, sempre rispettata e aiutata in 50 anni. Ho sempre fatto tanti sacrifici. Ho assistito i miei genitori e per 10 anni mia suocera. Quel gesto ha cancellato tutto». Un gesto di rabbia, come chiesto dal pm Vincenzo Chirico, o della disperazione di chi deve affrontare la demenza senile della moglie per sei anni e poi l’Alzheimer che rende difficile la vita a chi ne soffre ma anche a chi le vive accanto. «Non si faceva vestire, quando mangiava buttava tutto a terra, scappava di casa», riprende l’imputato, «non potevamo andare avanti così. Avevamo deciso di portarla in una struttura vicino casa: 1.500 euro al mese: era tutta la mia pensione. Nessun aiuto dallo Stato e alla fine ho detto va bene, vivremo col mio Tfr». Ma Conese non arriverà mai alla casa di cura.
I LEGALI«È un dramma della disperazione», commenta l’avvocato Cocchino, «dove sia la vittima che il marito vivevano una situazione insostenibile. C’è stato un crollo psicologico, un momento di buio che ha portato al gesto». «La lucida consapevolezza dell’imputato ci restituisce un quadro di solitudine», aggiunge l’avvocato Di Marco, «che non giustifica questo gesto estremo. Il nostro compito è fuori dal tribunale, nel ricucire il rapporto con i figli, e non è facile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA