Gettò la moglie nel fiume Osento I figli: «Da lui un gesto estremo»

30 Settembre 2023

Nuova udienza in Corte d’assise a Lanciano per l’omicidio del 2021 di Maria Rita Conese, 72 anni I familiari: litigavano spesso per la malattia di mamma, ma nessuno pensava che potesse ucciderla

LANCIANO. «Tutto a posto, vostra madre l’ho buttata nel fiume Osento e io vado ai carabinieri a costituirmi». Dal 26 dicembre 2021 questa frase pesa sul cuore dei 4 figli di Angelo Bernardone, 76 anni, a processo in Corte d'assise a Lanciano - giudici Massimo Canosa e a latere Maria Rosaria Boncompagni - per aver ucciso la moglie Maria Rita Conese, 72 anni, gettandola dal ponte sull’Osento, a Casalbordino. E questa frase è stata ripetuta più volte ieri nell’aula dove sono sfilati come testimoni i figli della coppia che vivono un doppio dramma: la morte della madre per mano del padre.
L’ACCUSACamicia bianca, gilet chiaro, sguardo fisso, Angelo Bernardone, difeso dall’avvocato Vincenzo Cocchino, in aula ha ascoltato le testimonianze dei figli, rappresentati dall’avvocato Giampaolo Di Marco, parti civili nel processo in cui lui è accusato di omicidio volontario aggravato per aver commesso il fatto in danno alla coniuge e dalla minorata difesa della vittima affetta da Alzheimer. Per l’accusa il 26 dicembre Bernardone porta la moglie ad Atessa dove c'è il cimitero in cui riposano i genitori della donna per farle vedere che non ci sono più da anni, visto che li credeva in pericolo. Mentre sono in auto discutono. Giunti sul ponte dell’Osento, sulla provinciale 216 Casalbordino-Atessa, scendono litigando. Improvvisamente Angelo afferra la moglie dalle gambe e la scaraventa giù, facendola precipitare da 10,6 metri e provocandone la morte per traumi, tra cui quello cranico, e annegamento. Ritorna a casa, avvisa i figli e si costituisce ai carabinieri.
I FIGLI
Dopo la deposizione del carabiniere Marco De Tonno e del vigile del fuoco Angelo Colasante, che recuperò il corpo della donna, c’è il racconto dei figli, su domande del pm Giuseppe Falasca. Emerge il quadro in cui la donna ha vissuto con loro il dramma della malattia, dalla demenza senile di sei anni prima fino all’Alzheimer che cancella pezzi di vita, che trasforma una madre amorevole in una donna ansiosa a volte scontrosa, che rende difficile la vita a chi le vive accanto. E il racconto del giorno di Natale è del pranzo tutti assieme a casa di una delle sorelle, e poi la madre che comincia ad agitarsi nel pomeriggio. «Aveva paura che i genitori, morti, fossero in pericolo», raccontano i figli, «pensava che sua madre fosse stata fatta a pezzi». E per calmarla la portano in auto. Poi la donna torna a casa col marito e i figli maschi che vivono con lei. La mattina del 26, al risveglio, ricomincia con la mamma fatta a pezzi. Così il marito la porta al cimitero ad Atessa. «La accompagnavamo due volte a settimana lì per tranquillizzarla», ricordano i ragazzi. E il racconto si diversifica. Quello delle due figlie è della chiamata del fratello maggiore: “Papà l’ha buttata dal ponte”. E il gelo. Quello dei figli è del padre che rientra da solo e dice: «Tutto a posto, vostra madre l'ho buttata sotto al fiume. Vado ai carabinieri a costituirmi». E chiede se c’erano segnali il pm, perché non c'era una badante ad aiutarli. «C’erano momenti difficili ma nessuno pensava che papà arrivasse a un gesto simile», dice uno dei figli. «Abbiamo parlato più volte con papà di una residenza anziani o di badante, esclusa per problemi economici e non solo».
I LEGALI«È una situazione complessa in cui la malattia della mamma ha inciso negativamente sulla famiglia», nota l’avvocato Cocchino. «C’è una famiglia unita attorno alla madre, ma lasciata sola ad affrontare la malattia», aggiunge l’avvocato Di Marco. «I figli hanno perdonato il padre? Il perdono è un cammino e si fa col processo, fuori dal processo. Sono 4 ragazzi che reagiscono in modo diverso e che soffrono». Escono assieme i fratelli, da solo il padre che è libero dal 21 gennaio con il divieto di non avvicinarsi alla provincia di Chieti.
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