Giardini, palazzi e terrazzi la gestione diventa un flop

Le associazioni rinunciano alla cura degli immobili pubblici: troppa burocrazia Resta solo il Piedibus, il servizio che accompagna gli alunni a scuola a piedi
LANCIANO. Partito in pompa magna con grande entusiasmo da parte delle associazioni cittadine, si è sgonfiato pian piano il progetto dei Beni comuni, ossia la cura, rigenerazione e gestione di 23 beni, materiali e non (giardini, parchi, tradizioni) della comunità da parte di cittadini o associazioni dietro la presentazione di un progetto che deve essere validato dal Comune, tanto che ne è rimasto attivo solo uno, quello del Piedibus. Le altre domande, quelle dei ragazzi del laboratorio sociale di largo Tappia per la gestione del giardino Dora Manzitti a Palazzo Vergilij e dell’associazione Mercato Scoperto per via Monte Majella sono state respinte dal Comune mentre non ancora arrivano quelle per la gestione dei Funai, del Parco delle memorie a Villa Sorge, del parco di via Osento. Insomma, tante parole ma pochi fatti. Anzi, uno solo: l’attivazione del Piedibus, il servizio per accompagnare gli alunni a scuola a piedi. Cinque linee attivate, indicate dai colori viola, azzurro, giallo, arancione e verde su percorsi stabiliti e protetti e con accompagnatori che riprenderà con l’avvio delle scuole.
«C’è la volontà di prendersi cura dei gioielli della città», dicono i ragazzi di largo Tappia, «forse non c’è la volontà del Comune di farlo fare veramente. Il giardino Dora Manzitti, area all’interno del cortile di Palazzo Vergilij, era nell’elenco dei 23 beni “gestibili”, abbiamo chiesto di prendercene cura, invece dopo un rimpallo di responsabilità tra Ater, proprietaria dell’immobile entro cui è il giardino e il Comune che ha gli uffici affittati nello stabile, sono stati creati ostacoli fino ad arrivare alla mancata concessione. Avevamo avuto un affido temporaneo e avevamo riportato alla vita il giardino ospitando anche tante attività culturali, ma da fine aprile, tutto è tornato nel degrado».
Per quanto riguarda l’associazione Mercato Scoperto, aveva fatto domanda per gestire parte di via Monte Majella, del terrazzo, come Bene comune, ridandogli vita col mercato contadino e laboratori didattici, ma è arrivano il “no” degli uffici comunali, per questioni burocratiche: quell’area non è dedicata ai mercati ortofrutticoli stabili. «C’è bisogno di un mutamento culturale profondo per far funzionare questi patti», dice Angelo Radoccia, dell’associazione Labsus che ha redatto il regolamento dei Beni comuni, «bisogna poi fare chiarezza ad esempio tra adozione di aree e gestione di beni comuni che non sono solo giardini, infatti bisogna anche rivedere l’elenco dei beni inseriti. Inoltre il cittadino non deve pensare che deve sopperire alle carenze del Comune, ma che lo affianca nella gestione, rigenerazione di spazi a disposizione di tutti. Andremo nelle scuole per spiegare i progetti dei beni comuni e fare chiarezza. Certo, di mezzo c’è stata l’estate che non agevola questi progetti, ma è un dato di fatto, e lo dico con un po di delusione, che è attivo solo il Piedibus».
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