Giovane padre finisce in carcere: nel computer 73mila foto di bimbi

31 Luglio 2020

Le indagini dopo la segnalazione della polizia canadese su contenuti pedopornografici diffusi sul web Cancellata dalla memoria del pc l’enorme quantità di materiale, ma gli investigatori la recuperano

CHIETI. Sul computer gli hanno trovato oltre 73mila fotografie e video osceni di bambine e bambini costretti a subire le violenze peggiori. Lui aveva cancellato tutto, temendo di essere scoperto, ma la polizia postale è riuscita a recuperare l’enorme quantità di materiale a sfondo sessuale. Un teatino di 41 anni, sposato e padre di due figli piccoli, è finito in carcere con l’accusa di pornografia minorile continuata e aggravata: quando gli agenti sono andati ad arrestarlo, lui era nella sua casa alle porte di Chieti. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Christian Corbi, su richiesta del sostituto procuratore Roberta D’Avolio. È l’ultimo tassello di un’inchiesta partita da lontano e finita all’attenzione dell’Interpol.
LA SEGNALAZIONE È la polizia canadese, lo scorso anno, a segnalare che utenti italiani utilizzano la chat Kik, applicazione gestita dal 2010 da una società con sede in Canada, per divulgare via web materiale pedopornografico. All’inizio è la procura di Firenze a coordinare le indagini: vengono identificate 13 persone e, tra queste, c’è anche il 41enne di Chieti. Ecco perché, nell’ottobre del 2019, gli investigatori del Compartimento polizia postale e delle comunicazioni Abruzzo perquisiscono casa dell’indagato e gli sequestrano due cellulari, un computer e tre dvd che contengono dieci file compressi e inaccessibili perché coperti da password. Lui non collabora: nel momento in cui gli agenti chiedono di “sbloccarli”, risponde di aver dimenticato i codici. Ma è solo un goffo tentativo di ritardare i tempi.
LE INDAGINI I successivi accertamenti tecnici, infatti, svelano l’osceno mercanteggio via web. Serve un software particolare per recuperare il materiale pedopornografico, perché l’uomo – ben consapevole dei rischi giudiziari ai quali è esposto – ha cestinato tutti i file dopo averli visionati. Così spuntano 17.786 immagini di minorenni in tenera età sottoposti ad abusi, 55.148 foto erotiche di bambine e 529 video sempre a contenuto pedopornografico. Dai nomi di alcuni filmati è possibile ricavare informazioni sull’età delle vittime, anche di appena sei anni, e riferimenti sulla loro provenienza, ovvero India, Est Europa e America latina. Come se questa distanza potesse fare da schermo e fornire un alibi psicologico ai pedofili di internet. Ma l’approdo principale per scambiarsi contenuti illegali in rete resta sempre il dark web. Per accedervi basta usare il programma gratuito Tor, trovato sul pc dell’indagato: il software, utilizzato anche da attivisti per comunicare in sicurezza in Paesi sottoposti a regimi che limitano la libertà, è diventato uno dei preferiti dai pedofili proprio perché garantisce un totale anonimato.
I SITI Spulciando la cronologia, gli investigatori scoprono che l’uomo si è collegato più volte a una community che, secondo le forze di polizia, è frequentata da pedofili. Sulle mail emergono anche riferimenti al nome utente utilizzato per chattare su Kik. Considerando l’enorme mole e la gravità dei comportamenti dell’indagato, la procura decide di chiedere il carcere. Anche perché, sempre dall’analisi del computer, viene fuori che il 41enne già il giorno successivo alla perquisizione è tornato a navigare sui siti incriminati. Il giudice accoglie la richiesta, ritenendo «sussistenti i gravi indizi di colpevolezza», come confermato dai sequestri e dagli accertamenti tecnici. Non solo: è concreto il «rischio di reiterazione del reato», perché deve essere «considerata la circostanza per la quale l’uomo abbia dimostrato il suo sfrenato e deviato bisogno reperendo non solo materiale sessuale relativo a minori, ma anche divulgando e collezionando migliaia di foto e video». L’arrestato, difeso dall’avvocato Massimo Solari, potrà fornire la sua versione dei fatti nell’interrogatorio di garanzia che verrà fissato nelle prossime ore.