Gissi, pantalonificio Canali Ultimo atto per gli operai

Chiusa la vertenza per 96 lavoratori. Proposti 10mila euro di incentivo a testa Amarezza anche tra i sindacati: «Ma la fabbrica di giacche non sarà toccata»
GISSI. Cala definitivamente il sipario sul Pantalonificio d’Abruzzo. La fabbrica del Vastese chiude. La zona industriale della Val Sinello perde un altro pezzo. Tanta l’amarezza della popolazione di tutta la vallata. Positivo tuttavia che per tutti i 96 dipendenti i sindacati abbiano ottenuto 10mila euro di incentivi, così come la promessa di Canali di non chiudere la fabbrica di giacche e riaprire in futuro il Pantalonificio qualora il mercato ricominciasse a muoversi. Non è mancata, tuttavia, tanta amarezza fra i lavoratori, che ieri hanno incontrato i rappresentanti sindacali. Qualcuno non è riuscito a nascondere lo sconforto.
«È spiaciuto tanto anche a noi ma siamo riusciti a strappare a Canali la promessa che almeno la fabbrica di giacche non si tocca. L’assessore regionale Giovanni Lolli ha poi deciso di perorare la causa della Val Sinello e a Roma ha chiesto con decisione opportunità di ricrescita. Gli va dato atto che è sempre stato al fianco dei lavoratori del Vastese», dice Claudio Musacchio della Uil. Né Lolli, tuttavia, né il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo, né i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Rucci, Massimiliano Recinella e Claudio Musacchio, sono riusciti a convincere la Canali a riprendere la produzione di pantaloni. I lavoratori vanno tutti in mobilità; 39 dipendenti avevano già accettato l’incentivo di 10mila euro a giugno ed erano andati via. Per altri 57 al momento non c’è futuro nell’ex Pantalonificio. Chi sperava di ricevere a Roma notizie su una eventuale riconversione è rimasto deluso. La vertenza è chiusa. Almeno per il momento cala il sipario. I ripetuti incontri al ministero dello Sviluppo economico non sono serviti ad allontanare il calice amaro della cessazione dell’attività. Nessuna nuova opportunità di lavoro per chi il lavoro ora non ce l’ha più.
«Speriamo che tuttavia qualche imprenditore decida di aprire una attività nel Vastese, si accorga di questa bella realtà e decida di riconvertire la fabbrica», dice il sindaco Chieffo. Giovanni Lolli pare intenzionato a tornare a parlare a Roma del sud dell’Abruzzo e delle sue mille opportunità. Al momento, tuttavia, il quadro resta desolante. In pochi anni la Val Sinello ha perso migliaia di posti di lavoro. Il caso più clamoroso è stato quello della Golden Lady, ma contestualmente allo stabilimento dei collant si è spenta la luce su molte altre attività. Sono in molti, compresi i sindacati, a ritenere che a tenere lontani gli imprenditori sia la mancanza di servizi e una viabilità sicuramente non ottimale. La rinascita dell’area industriale dovrebbe ripartire proprio dai servizi.
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