Giuseppe in coma: l’aggressore 13enne va ai servizi sociali

LANCIANO. Sarà collocato in una struttura per minorenni il tredicenne che lo scorso ottobre colpì con un pugno alla testa Giuseppe Pio D’Astolfo, mandandolo in coma. Il tribunale per i minorenni dell’...
LANCIANO. Sarà collocato in una struttura per minorenni il tredicenne che lo scorso ottobre colpì con un pugno alla testa Giuseppe Pio D’Astolfo, mandandolo in coma. Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha affidato il ragazzo, che appartiene a una famiglia di etnia rom, ai servizi sociali del Comune di Lanciano. Il settore ha già individuato la struttura in cui il minorenne sarà ospitato e seguito nel suo percorso di reinserimento sociale. Il trasferimento, però, non è ancora avvenuto. Quando lunedì mattina le assistenti sociali, con il supporto dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lanciano, si sono presentate a casa sua per prelevarlo e condurlo in comunità, il tredicenne non c’era. In comunità, invece, si trova già il cugino di 14 anni, accusato di avere a sua volta partecipato all’aggressione avvenuta dietro l’ex stazione Sangritana la sera del 17 ottobre scorso e di aver incitato il tredicenne a colpire D’Astolfo.
Ieri il gip Italo Radoccia (ad interrogare il ragazzo era stato Ferrari) ha respinto la richiesta di permanenza domiciliare fatta dal difensore, l’avvocato Vincenzo Menicucci: il 14enne deve restare in comunità. Finora l’autorità giudiziaria ha emesso provvedimenti per due dei cinque indagati nell’aggressione al diciottenne Giuseppe Pio D’Astolfo. Gli altri tre sono il fratello minore del 14enne e i due maggiorenni, G.D.R., 30 anni, e P.D.R., 18, per i quali è competente la Procura di Lanciano. Nel decreto per il tredicenne, emesso dal tribunale collegiale civile, i giudici dell’Aquila evidenziano come il minore «appare vivere senza regole, privo di supporto educativo caratterizzato da condotte devianti ed inserito in un contesto malavitoso». Da qui la decisione di affidarlo «in via provvisoria ed urgente, al Servizio Sociale per ogni necessario supporto psicologico ed educativo finalizzato al suo reinserimento sociale, atteso che il protrarsi di tale stile di vita è assai pericoloso per il minore e per il suo corretto sviluppo». Affidamento che prevede il collocamento in struttura.
«Ci aspettavamo una decisione di questo tipo», dice l’assessore ai servizi sociali, Dora Bendotti, «siamo venuti a conoscenza del decreto il 23 dicembre e ci siamo messi subito al lavoro per trovare la struttura più adatta. Lunedì è stato fatto un primo tentativo di trasferimento del minore, con l’ausilio dei carabinieri, ma la situazione non si è rivelata idonea». La famiglia del tredicenne ha opposto qualche resistenza, oltre al fatto che il ragazzo non era in casa. «Proveremo di nuovo, magari con la mediazione dell’avvocato», dice l’assessore Bendotti, «sono situazioni difficili a prescindere. Ma ci coordineremo con le forze dell’ordine per far rispettare il decreto e far seguire al ragazzo questo percorso di riabilitazione. La casa famiglia individuata (si trova in Abruzzo, ndc) è una struttura ben collaudata, è stata fatta una scelta attenta e meticolosa». I giudici aquilani hanno chiesto una relazione per fine gennaio 2021, quando il ragazzino avrà compiuto 14 anni.
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