Gli avvocati: «Così rischiamo di chiudere»

24 Marzo 2020

Il presidente Tatozzi lancia l’allarme: «Per noi il governo non ha previsto nessuna tutela economica»

CHIETI. «Il governo non ha previsto nessuna tutela economica per gli avvocati: così rischiamo di chiudere tutti». A lanciare l’allarme è Goffredo Tatozzi, presidente dell’Ordine forense di Chieti, che – ieri mattina – ha inviato una lettera a 740 iscritti. «Stiamo affrontando un momento di grande difficoltà», è l’incipit, «forse il più difficile a mia memoria, che ingenera in tutti noi sentimenti di grande angoscia e di profondo sgomento, non soltanto per il grave sacrificio di vite umane cui giornalmente assistiamo, ma anche per il futuro della nostra amata professione». Secondo l’avvocato Tatozzi, «le difficoltà vanno affrontate con coraggio e soprattutto con speranza, ricordando a noi stessi in ogni momento che ogni studio legale costituisce un presidio di legalità sul territorio, cui i cittadini possono rivolgersi sempre con fiducia. La funzione tecnica e difensiva degli avvocati deve costituire, proprio in momenti come quello che stiamo affrontando, un baluardo inalienabile per garantire i diritti e le libertà dei cittadini e delle imprese». Tatozzi entra nel dettaglio: «Comprendo perfettamente che oggi la priorità è costituita dalla salute e dalla sicurezza di tutti noi e dei nostri cari, ma non è accettabile che la nostra categoria, che comunque esercita un servizio di pubblica utilità a tutela del diritto costituzionale di difesa, non sia stata in alcun modo tutelata dai recenti provvedimenti legislativi». Il problema è che, prima dell’autunno prossimo (e forse anche oltre), nessuno riuscirà a incassare le parcelle. E restano i contributi da pagare alla Cassa forense. «Le misure disposte dal governo», prosegue il presidente dell’Ordine degli avvocati, «hanno di fatto lasciato noi e tutti i lavoratori autonomi privi di tutela e protezione. Ma non dobbiamo spaventarci, perché il consiglio dell’Ordine di Chieti si batterà con le rappresentanze politiche e istituzionali, e se necessario anche da solo, per ottenere garanzie serie ed efficaci, soprattutto per i più giovani». Insomma: senza troppi giri di parole, il rischio è che molti studi vadano in default. «Non dobbiamo, però, perdere la speranza, che ci permetterà di risorgere con rinnovata forza da questo momento buio», osserva Tatozzi. «Siamo avvocati e siamo abituati a combattere per la tutela dei diritti dei nostri assistiti; siamo avvocati e non siamo certo spaventati dai nuovi sistemi tecnologici per lo svolgimento delle udienze; siamo avvocati e non ci faremo di certo abbattere da questo virus subdolo; siamo avvocati e riusciremo a superare anche questo momento tragico, perché, come ricordava Calamandrei, l’avvocato è essenzialmente “un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce”». (g.let.)
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