Gli infermieri: la Procura apra un’inchiesta

Ecco la denuncia: grave carenza di mascherine e guanti. Intanto, i privati donano i primi dispositivi
CHIETI. «La preghiamo di intervenire poiché la situazione è grave i dipendenti di tutta la Asl di Chieti sono seriamente in pericolo». È questo l’appello degli infermieri al procuratore Francesco Testa. Un invito ad aprire un’inchiesta sulle condizioni in cui, nell’emergenza coronavirus, lavorano gli infermieri degli ospedali Chieti, Lanciano e Vasto: nell’esposto, firmato da 4 sindacati, si denuncia che negli ospedali si lavora senza mascherine e guanti e, per questo, gli infermieri sono esposti al rischio contagio da Covid-19.
SENZA MASCHERINE. La denuncia intitolata «carenza di dispositivi di protezione individuale-emergenza coronavirus» è stata firmata da Vincenzo Pace del Nursind, Giordano Di Fiore della Fials, Patrizia Bianchi del Nursing Up e Raffaello Villani dell’Fsi-Usae. Tre pagine in cui si segnala la «grave carenza» di guanti e mascherine. Una «carenza» che non è più sorpresa per la Asl: a esposto presentato, il direttore generale Thomas Schael è stato costretto a lanciare un appello «rivolto alle aziende di Chieti e provincia: «Servono mascherine, guanti, cuffie e tutti i dispositivi di protezione individuale», ha detto il direttore generale, «siamo disposti ad acquistarli anche da aziende che abitualmente li utilizzano, ma in questo momento hanno il fermo produttivo».
PRIMI DONI. E sono arrivate le prime risposte delle ditte per aiutare gli infermieri, i primi a rischio contagio: la ditta di vernici Colormax di Moscufo, con Andrea Buccella e Matteo Picciotti, ha donato 500 tute protettive, 13.500 guanti e 5 maschere pienofacciali alle Asl di Chieti e di Pescara.
L’ESPOSTO. Ma la prima donazione non basta e alla Asl continua «una ricerca forsennata» dei dispositivi, così la chiama il manager Schael. La denuncia degli infermieri parla di «disorganizzazione» negli ospedali, di «criticità emergenziali» ignorate e solleva l’ipotesi di scarse scorte di materiali: «Non avrebbe dovuto esserci alcuna sorpresa», recita l’esposto dei sindacati, «dal momento che l’allarme è stato lanciato da gennaio e, dunque, c’è stato tutto il tempo utile e necessario di predisporre l’adeguato approvvigionamento dei materiali».
«GRAVE CARENZA». «Siamo a evidenziare la grave carenza di mascherine, guanti, gel disinfettante, tute, camici e calzari necessari a garantire la sicurezza del personale infermieristico e sanitario tutto in troppe aree dell’assistenza che, per quanto non appartenenti ai servizi di emergenza, hanno eguale rischio esponenziale per se stessi in qualità di operatori e per l’utenza ai fini di una trasmissione esponenziale del virus».
«PAURA IN CORSIA». Nei giorni scorsi, con una nota firmata dal dirigente delle professioni sanitarie Gennaro Scialò, la stessa Asl aveva ipotizzato sprechi e chiesto agli infermieri di ridurne l'uso: la Asl aveva ordinato ai caposala di vigilare sull’«uso improprio» e «assolutamente inadeguato». La risposta degli infermieri è contenuta nella denuncia: «Gli operatori hanno paura e questa non si contiene gridando loro di togliere le mascherine. Il rischio è troppo alto, anche per atteggiamenti non più di collaborazione, pertanto si appronti immediatamente la fornitura e consegna di tali dispositivi a garanzia dell’incolumità dei lavoratori coinvolti nell’opera di assistenza non solo a pazienti infetti ma anche ai casi sospetti, onde evitare la diffusione del contagio e la messa in quarantena di più unità operative intere.
«OBBLIGO PER LA ASL». Secondo l’esposto dei 4 sindacati, assicurare mascherine e guanti «è un obbligo del datore di lavoro». «Dal momento che si rende necessario l’utilizzo dei dispositivi da parte dei lavoratori, il datore di lavoro diventa il diretto responsabile della identificazione, della scelta, dell’utilizzo e della gestione dei dispositivi e dovrà adempiere a precisi obblighi».
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