Gli inquilini evacuati: «Subito i lavori»

17 Febbraio 2019

L’ordinanza del sindaco mette in allerta anche le zone vicine, ma l’assessore Verna tranquillizza: situazione sotto controllo

LANCIANO. Sigilli all’ingresso del palazzo storico di via Garibaldi 71, il cui tetto è a rischio crollo, evacuato in tutta fretta venerdì pomeriggio. “Vietato l’accesso” campeggia sul portone in legno chiuso dal nastro bianco e rosso. Accanto, affissa, c’è anche l’ordinanza di sgombero. Non sono gli unici sigilli del palazzo di proprietà del Comune visto che dentro, tra gli 8 alloggi, ce n’è uno all’ultimo piano sotto sequestro da due anni, dopo un incendio doloso; e non gli unici sigilli della via visto che pochi metri più giù, il nastro è stato per mesi a sbarrare Palazzo Berenga, sequestrato dopo l’occupazione abusiva di un antiquario.
L’ORDINANZA. A costringere il sindaco Mario Pupillo a firmare l’ordinanza di sgombero immediato sono stati i sopralluoghi dei vigili del fuoco di Lanciano e Chieti, chiamati dagli inquilini. Questi, giovedì scorso sono stati avvisati dagli operai che stavano sistemando le grondaie del tetto della casa di fronte perché avevano notato un avvallamento del loro tetto. Che sta, infatti, cedendo. «Due travi del tetto risultano gravemente lesionate tanto da provocare un imbarcamento della copertura», si legge sull’ordinanza, «e detto cedimento ha provocato una spinta verso la facciata esterna che ha causato la lesione sulla facciata rivolta su via Garibaldi». Inoltre il sindaco precisa che è necessario lo sgombero immediato per «tutelare gli inquilini ma anche l’incolumità pubblica in zone limitrofe». “Che significa zone limitrofe?», chiede un passante «C’è un problema per le case di fronte? O per noi pedoni perché ci può cadere una tegola in testa? Si deve sgomberare l’area?» «Lo sgombero è necessario per le 18 persone che vivono nel palazzo», precisa l’assessore ai lavori pubblici Giacinto Verna, «e che sono fuori da ieri (venerdì sera, ndc) non c’è pericolo che il palazzo collassi e che quindi bisogna evacuare anche altre case. Ad ogni modo la situazione è sotto controllo. Altri sopralluoghi saranno fatti in questi giorni perché le ditte che devono fare i preventivi dei lavori, devono vedere che intervento realizzare e quindi devono entrare nell’edificio».
GLI INQUILINI. Dal palazzo sono usciti in tutta fretta 18 inquilini, di cui 5 bambini. Persone che hanno dovuto mettere in poche valigie lo stretto necessario per dormire qualche notte fuori. «Ma vorremmo sapere quanti notti fuori faremo», precisano gli inquilini dislocati in hotel ma anche in case di parenti e amici. «Dopo che il Comune mi ha detto di arrangiarmi», dice Massimo V., proprietario di uno degli appartamenti, «con la mia famiglia siamo ospiti di mia madre. Ma non è facile vivere qui tutti assieme e soprattutto dover lasciare una casa su cui hai investito soldi, sudore e conservi i ricordi di una vita. L’ho ristrutturata dopo anni con fatica, impegno. Mi sono battuto per 20 anni per questo palazzo. Poi ti dicono di mettere una firma, di fronte ad un vigile, senza la presenza di un assessore, del sindaco Pupillo a cui chiedere lumi, e sei fuori». «Non si amministra nascondendo la polvere sotto il tappeto com’è stato fatto fino a ieri per questo stabile», scrive sui social Antonio C., con la famiglia in un hotel, «da anni denunciavamo i problemi del palazzo». Ossia crepe, infiltrazioni d’acqua, calcinacci a terra, vetri rotti, muffa. Disagi lamentati da tutti in residenti da anni. Anche da una famiglia che nello sgombero è stata divisa tra un bed and breakfast e la casa di parenti. Scelte che il Comune definisce personali. «Domani torneremo in Comune», chiudono gli inquilini, «vogliamo sapere anche che genere di lavori si faranno. Ci hanno parlato di messa in sicurezza, non di un tetto nuovo. Che significa? Vogliamo chiarezza e rientrare a casa, senza il rischio di ritrovarci davvero sotto le macerie».
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