Gli operai Ball: no ai premi così salviamo la fabbrica

26 Ottobre 2018

Per evitare il licenziamento, i 70 dipendenti pronti a rifiutare 2,5 milioni di incentivi «Abbiamo famiglie da mantenere: ora non possiamo rimanere senza lavoro»

SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. Le divise blu della Ball addosso e le bandiere di Cgil e Cisl in mano, i dipendenti della fabbrica di lattine di San Martino sono arrivati in massa ieri mattina davanti alla sede della Regione. Sono rimasti ore in strada a protestare contro i 70 licenziamenti e la chiusura del sito industriale di Campotrino. Nel frattempo il presidente Giovanni Lolli, al quinto piano del palazzo della Regione, incontrava proprietà, sindaci e sindacati che si sono presentati al tavolo con una proposta forte: la rinuncia dei lavoratori a 2 milioni e mezzo di premi di risultati in tre anni. «Ci hanno licenziato proiettando tre slide: sulla prima c’era la previsione a tre anni di una flessione del mercato. Sulla seconda la decisione di chiudere una linea produttiva. Sulla terza, la chiusura della fabbrica. È stato come se qualcuno mi avesse tagliato una gamba: anche se non senti il dolore, non puoi più camminare». Gianluca Di Donato, di Manoppello, quell’11 ottobre era tra la cinquantina di dipendenti del turno di pomeriggio. Doveva appena iniziare quando si è visto sbarrare l’ingresso: «Mi hanno detto di andare in mensa, dove hanno proiettato le slide. Non ci potevo credere», ricorda l’operaio, padre di famiglia monoreddito, con un figlio che si sta laureando a Torino. «Quel giorno io non c’ero», dice Michea Petaccia di Cugnoli, anche lui titolare dell’unico stipendio della famiglia, «avevo fatto il turno di notte e stavo dormendo. Ero contento perché in un solo turno avevamo fatto 750mila lattine, vale a dire il 100% della produzione. Quando mi ha svegliato la telefonata di un collega per dirmi che si chiudeva, ho pensato a uno scherzo». Realizzato che era tutto vero, Petaccia ha avvisato subito dopo il collega Santino Baronetti di Francavilla: «Stavo andando a prendere mio figlio all’asilo», ricorda, «e sono piombato in un incubo». La notizia quel giorno si è sparsa con il passa parola. Niente comunicazioni ufficiali da parte dell’azienda, se non una settimana dopo. La Ball, che parlava di rispetto delle persone e di valori, ha messo in questo modo alla porta 70 dipendenti, più i 15 dell’indotto. A sostegno dei dipendenti sono arrivate, però, le istituzioni. La Regione ha promesso incentivi, il Comune di San Martino sgravi fiscali su Imu e Tari. «Vedremo se le proposte verranno accettate», dice Dorato Di Camillo della Fim Cisl, «noi crediamo, però, non si tratta di una questione economica, quanto della volontà di delocalizzare». «Abbiamo a questo punto perplessità anche sull'investimento a Nogara, visto che dovrebbe avvenire dopo un anno che saranno andati in Serbia e Spagna», aggiunge Andrea De Lutis della Fiom Cgil.