Gli operai Esplodenti «Il vescovo ci aiuti a tornare al lavoro»
CASALBORDINO. Mancano due settimane a Pasqua. Per i lavoratori della Esplodenti Sabino sarà una Pasqua tristissima. Senza lavoro da tre mesi dopo il colloquio con il procuratore Giampiero Di Florio...
CASALBORDINO. Mancano due settimane a Pasqua. Per i lavoratori della Esplodenti Sabino sarà una Pasqua tristissima. Senza lavoro da tre mesi dopo il colloquio con il procuratore Giampiero Di Florio che ha chiesto tempo per le indagini, sperano che arrivi il ripristino della licenza e il dissequestro dell'ufficio nel quale sono custoditi i documenti che consentirebbero loro di lavorare nel nuovo stabilimento di Pollutri e in altri siti. «I nostri bambini», dicono, «hanno diritto come tutti i bambini a un uovo di Pasqua e a vivere con più serenità la festa dedicata alla resurrezione del Signore». Le rsu di fabbrica Candeloro Di Tullio ( Cisl), Paolo Iocco (Cgil) e Antonio La Viola (Uil), hanno preso carta e penna e scritto una lettera all’arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte. L’APPELLO «Eccellenza, a scriverle sono padri di famiglia», scrivono le rsu nella lettera all’arcivescovol, «che non riescono più a spiegare ai loro figli perché dopo aver sempre fatto il proprio dovere dedicando la vita al lavoro, ora si ritrovano senza lavoro e senza uno stipendio. Allo strazio per la perdita dei nostri colleghi (che per alcuni erano fratelli) Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino, Paolo Pepe, 54 anni, di Pollutri e Nicola Colameo, 45 anni di Guilmi,si unisce lo strazio di non poter più a dare ai nostri figli ciò che meritano. Che colpa hanno loro? Che colpa abbiamo noi? Presto sarà Pasqua, la speranza è che la resurrezione di nostro Signore sia anche per noi il ritorno a una vita dignitosa. A lei, che ha celebrato anche una cerimonia religiosa per i nostri colleghi morti in quella terribile esplosione, chiediamo di aiutarci a far comprendere alle istituzioni e alle autorità preposte il dramma di 80 famiglie. La nostra è una supplica. Eccellenza, ci aiuti a tornare al lavoro. Confidando che lei si ricorderà di noi nelle sue preghiere la ringraziamo anticipatamente per tutto quello che farà». Monsignor Forte non ha esitato a rispondere. L’accorata richiesta d'aiuto non ha lasciato insensibili neppure i lavoratori di altre aziende del Vastese. In diverse fabbriche i lavoratori stanno pensando di realizzare una colletta per aiutare gli sfortunati colleghi.
A GUILMI Anche il sindaco di Guilmi, Carlo Racciatti, sta cercando di aiutare gli operai rimasti senza lavoro. «Ogni famiglia sta vivendo un dramma», dice Carlo Racciatti. «Fra loro c'è chi dopo aver perso il lavoro rischia di perdere la casa perché non riesce a pagare il mutuo. C'è un lavoratore che ha due gemellini e tante spese da onorare. Ho visto nei suoi occhi la disperazione. Fino ad oggi tutti i lavoratori fuori casa combattono ma fra le mura domestiche cercano di rasserenare mogli e figli. Non è facile. Anch’io torno ad appellarmi alle autorità preposte. Date a questi lavoratori la possibilità di lavorare», conclude Racciatti.
L’INCHIESTA Nell’inchiesta sono indagati insieme al titolare dell’azienda, Gianluca Salvatore, i dirigenti Tiberio Giustiniano e Stefano Stivaletta oltre alla stessa società. L’accusa è di omicidio colposo, crollo di costruzione e disastro colposo. Venti le parti offese elencate dalla Procura nel fascicolo aperto sulla morte dei tre operai. Otto le parti offese per Spinelli, 5 per Pepe e 7 per Colameo. (p.c.)
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