«Gli spari, poi i corpi a terra» Due chietini tra i testimoni dell’attentato di Tel Aviv

7 Agosto 2023

I ragazzi di Altino e Bucchianico soggiornavano nel quartiere della tragedia: «Siamo sconvolti e sotto choc, quella zona era considerata da tutti tranquilla»

ALTINO. Gli spari, la vista dei cadaveri, la polizia in strada. È una vacanza che non dimenticheranno quella che stanno trascorrendo in Israele due giovani abruzzesi, uno di Altino e l’altro di Bucchianico, in compagnia di un amico di Milano. Due giorni fa l’ex capitale è stata funestata da un attentato nel quale sono rimasti uccisi un poliziotto e il terrorista arabo che gli ha sparato.
Una scena drammatica quella che si è trovato di fronte Francesco Cinquina, originario di Altino, che ieri ha diffuso un breve video soprattutto per rassicurare quanti lo sapevano in Israele. «Eravamo in hotel, appena rientrati dopo una giornata al mare», racconta Francesco al Centro, «dovevamo spostarci a Jaffa per passare la serata, quando abbiamo sentito degli spari. Dieci o quindici colpi. Sul momento ho anche pensato che potesse trattarsi di una festa o qualcosa del genere. Sapevamo di essere in una zona abbastanza tranquilla, con molti locali, vicino dove ci sono le ambasciate e la Borsa, un posto controllato», continua il giovane, «e perciò ci sentivamo tranquilli».
Una disavventura inaspettata, quindi. Sabato a Tel Aviv era previsto un raduno contro la riforma della giustizia del governo. L’attentatore, un 22enne militante della Jihad islamica proveniente da Jenin, ha attirato il sospetto di due agenti della pattuglia di sicurezza urbana della municipalità. Forse voleva colpire durante la manifestazione. Fatto sta, che subito ha fatto fuoco, colpendo Chen Amir, 42enne padre di tre figlie, morto poco dopo in ospedale, mentre l’altra guardia ha neutralizzato il terrorista.
«Appena sentiti i colpi», riprende Francesco, «ho aperto il cancello dell’hotel e mi sono trovato di fronte due corpi a terra. Poi abbiamo saputo che uno era dell’attentatore e l’altro, pochi metri più in là, era del poliziotto al quale stavano praticando la respirazione artificiale». L’area è stata “invasa” da guardie, militari, agenti speciali. «Saranno passati trenta secondi e già era pieno di polizia dappertutto, alcuni incappucciati altri in borghese. La zona è stata recintata e noi ci siamo rinchiusi in hotel. Non sapevamo se ci fossero altri assalitori in azione, se fosse finito tutto». Non usa mezze parole Francesco: «Siamo rimasti sconvolti, choccati. Sapevamo di essere in un posto turistico, relativamente tranquillo. Mai ci saremmo aspettati qualcosa del genere». Subito le chiamate a casa per tranquillizzare amici e parenti. Poi, l’attesa: «Siamo usciti quando ci hanno detto che tutto era sotto controllo ed era possibile tornare in strada. Abbiamo seguito le indicazioni dall’hotel sulla sicurezza e quelle dell’ambasciata, che appunto ci ha consigliato di attenerci alle indicazioni della struttura che ci ospita e della polizia. Quando siamo usciti c’erano comunque ancora tantissimi poliziotti in strada». La vacanza dei tre amici comunque proseguirà: «E pensare che dopo dovevamo andare a Gerusalemme, dove ci avevano detto che forse era un po’ meno sicuro».
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