Gole, caduta massi Gelo dalla Regione: i fondi non ci sono

20 Agosto 2019

FARA SAN MARTINO. «Nessuno verrà a risolvere il problema delle Gole con i suoi fondi: il Comune avrebbe dovuto fare un impegno di somma urgenza sul proprio bilancio». Il capogruppo consiliare dell’Aqu...

FARA SAN MARTINO. «Nessuno verrà a risolvere il problema delle Gole con i suoi fondi: il Comune avrebbe dovuto fare un impegno di somma urgenza sul proprio bilancio». Il capogruppo consiliare dell’Aquilone, Antonio Tavani, interviene sulla richiesta alla Regione del finanziamento per la messa in sicurezza dello sperone di roccia da cui dal 22 giugno scorso - quando è stata colpita una turista di Ravenna, poi deceduta - si staccano massi e pietre. La risposta del responsabile del Servizio difesa idraulica, idrogeologica e della costa, Carlo Giovani, del 13 agosto scorso, sembra gelare le aspettative di ottenere i fondi, stimati in 258mila euro. Dopo aver escluso che possano essere trovati in alcuni capitoli di spesa del bilancio regionale, il funzionario conclude che «il finanziamento richiesto, finalizzato a un intervento a protezione di un sentiero di montagna, non sarebbe inquadrabile nelle fattispecie indicate (dissesti idrogeologici e idraulici per la tutela della popolazione e delle infrastrutture esposte al rischio, ndc), e avendo il Comune già adottato idonei provvedimenti di interdizione al transito».
«L’opposizione ha fatto solo proposte costruttive sulle Gole, prima fra tutte quella di non chiuderle», dice Tavani, «non ci ritroveremmo risposte come questa. Attorno alle Gole c’è un’economia bloccata. Da 10 anni il Comune di Fara chiude con 300mila euro di avanzo: il sindaco faccia un impegno di somma urgenza con una delibera di giunta comunale».
«Rappresenteremo al presidente della Regione, alla giunta e agli uffici preposti l’importanza del sentiero», replica il sindaco Carlo De Vitis, «che non è di montagna, ma una strada turistica di accesso alle Gole, al monastero e a Monte Amaro. In questo periodo vi sarebbero transitate almeno mille persone al giorno. La chiusura è dettata dalla necessità di tutelare la pubblica incolumità. Ma non ho chiuso la montagna», sottolinea, «ho interdetto un tratto di 30 metri di sentiero, ponteggiato dai vigili del fuoco e sul quale cadono in verticale pietre e massi da 45 metri di altezza. Non c’è possibilità di creare un percorso alternativo».
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