Gps sotto l’auto e telefono-spia: così perseguitava l’ex moglie

Il pm chiede il processo per un 47enne di Vacri: «La pedinava provocandole una perdurante ansia» I carabinieri scoprono il localizzatore e il cellulare regalato alle figlie per controllare la donna
CHIETI. Sembrava diventato un veggente. Perché sapeva esattamente dove l’ex moglie si trovava, le si parava davanti nelle occasioni più impensate e la localizzava ovunque senza un minimo errore. Come un satellitare. E in effetti quando la donna, ormai esasperata, ha bussato alla caserma dei carabinieri della stazione di Bucchianico, i militari hanno trovato sotto il pianale della sua automobile un ricevitore gps. Ora il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani ha chiesto il rinvio a giudizio per quel marito che si è trasformato in uno 007 con l’obiettivo di spiare – a tutte le ore del giorno e della notte – la madre delle sue figlie. L’uomo, un 47enne di Vacri, deve rispondere di stalking, reato punito con il carcere da uno a sei anni e mezzo: il giudice Andrea Di Berardino, nell’udienza preliminare in programma il 27 aprile, deciderà se l’imputato merita o meno di finire sotto processo. La vittima, 50 anni, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, potrà costituirsi parte civile.
I problemi sono cominciati quando la donna ha detto basta a un matrimonio durato pochi anni e che, evidentemente, era diventato una gabbia. Ma lui non si è rassegnato e, come è riassunto nel capo d’imputazione, si è reso protagonista di «atti persecutori». E fin qui siamo alla tradizionale, drammatica routine dello stalking. La novità è che il 47enne controllava «sistematicamente» gli spostamenti dell’ex. In che modo? La pedinava dopo averle piazzato sotto la macchina il gps, un marchingegno che ormai si può acquistare facilmente su eBay. Ed è lampante, secondo l’accusa, il fatto che il localizzatore sia stato messo sull’auto dal 47enne: è intestata a lui la scheda sim abbinata al dispositivo. Il marito diventato stalker se n’è inventata anche un’altra per controllare ogni passo fatto dall’ex: ha regalato alle figlie minorenni, che in rare occasioni si staccavano dalla madre, un cellulare sul quale ha installato un’applicazione, Family link manager, «idonea a consentire accessi da remoto». In questo modo, conclude il pubblico ministero, ha provocato nella donna, fino al 15 ottobre del 2020, «un perdurante e giustificato stato d’ansia».
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