Granchio blu alle foci dei fiumi: è emergenza anche nel Vastese

16 Settembre 2023

Avvistato nel Trigno, Sinello e Sangro dopo le invasioni registrate lungo le coste romagnole e venete Il prelibato esemplare, ghiotto di cozze e vongole, è ancora poco richiesto in ristoranti e pescherie

VASTO. È l’estate del granchio blu. Si parla di assedio, invasione, catastrofi e killer, ma per alcuni può trasformarsi da problema a risorsa, oltre che in una prelibatezza culinaria visto che le sue carni sono state paragonate a quelle di un astice. Ma com’è la situazione dalle nostre parti? Il vorace granchio dalle possenti chele, ghiotto di cozze, vongole, anguille e soprattutto di piccoli pesci, è arrivato nelle nostre pescherie?
«Non c’è ancora richiesta, perché è presente nel nostro mare in numero ridotto», spiega Ettore Primiceri, operatore della piccola pesca e titolare di un lido sulla riviera di Vasto Marina, «la scarsa presenza di esemplari, da ricondurre alla salinità delle nostre acque, ne scoraggia la pesca. È un bene o un male? Non saprei. Credo comunque che anche il granchio blu, che tanti problemi sta creando per gli allevamenti dei mitili di cui è ghiotto, potrebbe essere una risorsa come sta succedendo del resto al nord. Tra l’altro è molto buono da mangiare. Io l’ho assaggiato e il suo sapore somiglia a quello dell’astice». Primiceri fa anche una riflessione sulla scarsa presenza nel nostro mare di predatori, come la seppia e il polipo. «Ne sono rimasti pochi a causa di una pesca scriteriata ed eccessiva», aggiunge l’operatore, «ma sono convinto che la natura, anche in questo caso, metterà le cose a posto e che i predatori naturali del granchio blu si evolveranno».
Bruno Cinalli, rappresentante della marineria vastese, spera che il granchio blu, considerato una “specie aliena”, non diventi invasivo anche dalle nostre parti. «I primi esemplari di granchio blu sono apparsi nelle nostre zone circa 10 anni fa», racconta Cinalli, «tutt’ora se ne cattura qualcuno in maniera sporadica, fatta eccezione per ristretti specchi d’acqua antistanti le foci dei fiumi Trigno, Sinello e Sangro. Questo perché le acque amano una salinità bassa che riescono a trovare solo a ridosso delle foci. La grande invasione lungo le coste romagnole e venete, e nei laghi di Varano e Lesina, è dovuta al fatto che in quei mari la salinità è bassa e quindi prosperano agevolmente. Speriamo che con l’andare del tempo non si abituino ad una salinità più alta, altrimenti avremmo anche noi un po’ di problemi».
Insomma, al momento il granchio blu non fa bella mostra nelle nostre pescherie e se molti tirano un sospiro di sollievo perché lo considerano anche un problema ambientale, altri vorrebbero poterlo gustare sulla loro tavola. Del resto l’invito a consumare il crostaceo dalle caratteristiche chele azzurre è arrivato anche dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, il quale intervenendo di recente all’assemblea del consorzio di pescatori di Goro, ha invitato a consumare il granchio blu per limitarne l’eccessiva presenza.
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