Guerra tra bande per la cocaina: trafficante rapinato con le pistole
Uno dei malviventi, mentre tornava dal Belgio con 900mila euro di droga, è stato aggredito dai rivali Raccontava ai complici: «Tre uomini incappucciati e armati mi hanno picchiato e portato via il carico»
CHIETI. C’era una guerra tra bande, con tanto di assalti armati, per il controllo della cocaina che dal Belgio e dall’Olanda arrivava in Abruzzo nascosta dentro i Tir. A svelarlo sono le carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Chieti, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila e sfociata, tre giorni fa, in 12 arresti e 32 denunce. L’organizzazione criminale capeggiata da Armand Veliu – albanese di stanza a Silvi Marina, detto “Ari”, che si avvaleva di connazionali e pregiudicati teatini e pescaresi – aveva una forza economica notevole.
IL MAXI CARICO
Una dimostrazione lampante arriva nel novembre del 2019, quando Armand, in concorso con i fratelli Brikeli e Miklovan Ziu e Gjysho Bana, titolare di un’impresa per il trasporto merci su strada, acquista tra l’Olanda e il Belgio trenta chili di cocaina «del valore di 900mila euro», riassumono i pm Stefano Gallo e Giancarlo Ciani. Ma la droga non giunge a destinazione perché Miklovan, che sta guidando il Tir, viene rapinato dell’intero carico.
VIAGGIO IN BELGIO
Il 18 novembre, come scrive il giudice Guendalina Buccella, è lo stesso Armand a raccontarlo a un complice mentre si trova nella sua auto. Una microspia piazzata dai carabinieri sta registrando tutto. È una giornata frenetica: il capo della banda impreca, poi incontra un altro indagato al centro commerciale Outlet Village di Città Sant’Angelo. E nella tarda serata, insieme a Bana, parte da Pescara per raggiungere l’aeroporto di Bologna. I due parcheggiano la macchina e si imbarcano su un volo Ryanair diretto a Charleroi. Il 25 novembre, l’Alfa Romeo di Bana viene recuperata in aeroporto dai fratelli Ziu che, dopo aver inutilmente tentato di acquistare dei biglietti aerei per il Belgio, a bordo della stessa auto raggiungono Anversa, dove incontrano Veliu e Bana.
RAPINA A MANO ARMATA
«Di particolare interesse investigativo», annota il giudice Buccella, «si rivelano le conversazioni scambiate tra i due fratelli nel corso del lungo viaggio d’andata, avendo costoro commentato, in tutta libertà e in maniera più che esplicita, la subita sottrazione del carico di cocaina, del peso di 30 chili, da parte di tre uomini incappucciati e armati di pistola, oltre che le percosse ricevute». Durante il viaggio di rientro in Italia emergono ulteriori dettagli dell’operazione di importazione fallita e di come il viaggio di Veliu e Bana sia stato funzionale «a chiarire con soggetti non identificati la dinamica della rapina, a concordare le modalità del saldo dell’importo comunque dovuto e a identificarne gli autori, verosimilmente coincidenti con coloro che avevano materialmente consegnato al trasportatore lo stupefacente». Ma non finisce qui, perché gli indagati, parlando senza il timore di essere ascoltati, affrontano anche il tema delle modalità del futuro lavoro di trasporto della droga, «con particolare riferimento alla presenza di una staffetta di protezione, ai quantitativi di cocaina da spostare, ai possibili guadagni necessari a ripianare il debito».
LA TRAPPOLA
Bana e Miklovan finiscono in trappola il successivo 20 febbraio: in provincia di Bergamo, rientrando dall’ennesimo viaggio in Olanda e Belgio, vengono sorpresi dai carabinieri mentre cedono a un connazionale sei chili di cocaina. In questa occasione, gli investigatori accertano che il camion di Bana ha un vano segreto, ricavato sotto il serbatoio del gasolio, per nascondere la droga. È l’ennesima prova che incastra la banda.
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